IV.

 

— Papi! —

Il piccolo Remus entro’ trafelato nella stanza e si arrampico’ sulle ginocchia di Sirius, sventolandogli, con entusiasmo, un largo foglio sotto il naso.

— Ho finito il disegno, vuoi vederlo? —

L’Animago annui’ con un ampio sorriso e lascio’ che Remi scendesse e si inginocchiasse vicino al tavolino, dispiegando il foglio sulla superficie, cosicche’ tutti potessero ammirarlo: sulla carta erano rappresentati, col tratto tipico di una mano infantile, un uomo e un bambino in primo piano e, poco lontano, una grande casa con due persone nei pressi dell’uscio; lo sfondo era colorato di scuro ed una stella dipinta di giallo spiccava nell’immenso cielo notturno, sola ma imponente.

Sirius abbraccio’ Remi da dietro e poggio’ il mento sulla sua piccola spalla per osservare meglio il disegno.

— Questo sei tu, vero? — chiese l’Animago, indicando la figura piu’ piccola sul foglio.

— Si’, e questo e’ papi Remus! — preciso’ il bambino, posando il dito sull’uomo piu’ alto. — Questi due vicino alla casa sono mamma e papa’, e questa invece e’ Sirio. — aggiunse entusiasta, puntando l’indice sulla grossa stella disegnata nel cielo.

— Si-Sirio? — Sirius spalanco’ gli occhi per la sorpresa  e non si avvide che la sua voce aveva acquistato una tonalita’ piu’ alta del normale.

— Papi mi dice sempre che Sirio e’ la stella piu’ luminosa dell’universo! —

— Te l’ho detto che, da quando gli hai raccontato quella storia, non riesce piu’ a smettere di pensarci... —

Conis rientro’ nel salone sorridendo e reggendo tra le mani un altro vassoio di biscotti, che attiro’ immediatamente la famelica attenzione di Remi.

— ...e sono giorni che parla di quel disegno. —

Sirius rivolse a Hermione uno sguardo decisamente implorante e la ragazza alzo’ gli occhi al cielo, mentre sul suo volto compariva un’espressione rassegnata.

— Racconteresti anche a me questa storia? — chiese quindi al piccolo, inginocchiandosi accanto a lui e passandogli il pollice sulla guancia, per ripulirla dalle briciole.

— E’ semplice! Papi mi dice sempre che ogni persona ha un tesoro, anche se spesso non sa dove cercarlo, e che lui e’ stato fortunato perche’ ha trovato il suo vent’anni fa. Dice che Sirio e’ il suo tesoro, perche’ e’ la stella piu’ luminosa di tutte, che lo guida e lo protegge, e non ne esiste nell’universo una piu’ bella. Ho cercato di disegnarla, ma non ci sono riuscito bene, perche’ Sirio e’ molto piu’ grande e molto piu’ splendente e... —

Sirius passo’ le braccia intorno alla piccola vita del bambino e, dopo aver appoggiato la fronte sulla sua spalla, lo attiro’ verso di se’, stringendolo contro il suo petto.

— E’ un disegno bellissimo. — mormoro’ con un filo di voce. — E’ davvero meraviglioso. —

Remi si stacco’ dall’uomo un po’ spaesato, poi si volto’ in modo da averlo di fronte e rise con soddisfazione.

— Ti piace? Hai visto com’e’ luminosa Sirio? —

— Sai perche’ Sirio e’ cosi’ splendente, Remi? —

Sirius gli accarezzo’ la guancia con il dorso della mano, sorridendo di fronte all’espressione perplessa del bambino.

— No, io... —

— A differenza dei pianeti che riflettono i raggi del Sole, le stelle risplendono di luce propria. — gli spiego’ l’uomo con dolcezza — Si dice che Sirio invidiasse molto i pianeti proprio perche’ il Sole li illuminava e teneva loro compagnia, e che, a causa di quella solitudine, la sua luce avesse cominciato a spegnersi. Ma un giorno una strega ascolto’ il suo silenzioso pianto e gli dono’ una compagna, una stella che le ruotasse intorno e non l’abbandonasse mai. Sirio amo’ talmente tanto quella piccola stella che la sua luce prese a risplendere piu’ forte di prima. —

Harry non ebbe bisogno di fissare il volto del suo padrino per comprendere che tutte le paure e le incertezze erano completamente scomparse dal suo animo, ma si rammarico’ che il professor Lupin non potesse essere li’ ad ascoltare la risposta di Sirius alla sua dichiarazione d’amore.

— Sirio non potrebbe splendere senza la sua compagna. — ripete’ l’uomo, e le labbra del bambino si dischiusero in un grande sorriso di comprensione.

— Hai ragione! — affermo’ con foga, e dopo essersi inginocchiato davanti al suo disegno, passo’ in rassegna le matite colorate che aveva portato con se’ e ne scelse una dalla tonalita’ giallo-oro, con cui si affretto’ a tracciare una stella piu’ piccola proprio accanto all’altra.

— Ecco, adesso Sirio non e’ piu’ sola, perche’ ha la sua compagna che le fa compagnia. Giusto, papi? — [1]

Il mago gli arruffo’ i capelli con affetto e Remi rise mentre si rimetteva in piedi e gli porgeva il disegno.

— Questo e’ tuo, io ne faro’ un altro. —

— Grazie, piccolo. — sussurro’ Sirius, e Harry ebbe l’impressione che il suo padrino avesse sfiorato dolcemente con le dita la piccola stella, prima di riporre il foglio nella borsa.

— Ah, Remus... — Conis ricordo’ improvvisamente qualcosa mentre porgeva un biscotto ad un sempre piu’ famelico Remi. — Julius vuole sapere se e’ andato tutto bene con la moto: ti serviva per oggi, giusto? —

— Moto? — non pote’ trattenersi dal domandare Harry.

— Ah... spero di non aver combinato un guaio...  — Conis si morse le labbra. — Ma non credo che fosse per lui la sorpresa, dal momento che e’ ancora un po’ troppo giovane per guidare quell’aggeggio... —

— No, no — si affretto’ a specificare Sirius, che in realta’ era molto piu’ curioso del figlioccio. — A loro puoi dirlo. —

La strega si lascio’ scappare un sospiro di sollievo, poi prese il piccolo Remi tra le braccia e lo aiuto’ a bere un bicchiere di latte.

— Vedete, quando abbiamo ritrovato Remus, Julius ha cercato in tutti i modi di restituirgli i soldi che ci aveva prestato cinque anni fa, ma lui non ha voluto assolutamente saperne; diceva che gli bastava che l’avessimo nominato padrino di Remi, ma mio marito era deciso a non rinunciare e cosi’, alla fine, Remus ci ha rivelato che c’era qualcosa che gli premeva molto piu’ dei soldi e che solo Julius, con il suo lavoro, avrebbe potuto aiutarlo. Inutile dire che mio marito accetto’ con entusiasmo. —

— Cosa fa suo marito, Mrs Alexander? — Inaspettatamente Ron anticipo’ la domanda di Hermione e la ragazza gli lancio’ uno sguardo prevedibilmente seccato.

— E’ un ingegnere dell’aria. Provvede alla progettazione e manutenzione di numerose macchine volanti. Siamo qui adesso, proprio perche’ e’ stato chiamato ad apportare delle migliorie alla SOS, per quanto concerne la parte aerea. —

A quella notizia, Ron comincio’ a fissare la donna come incantato, ma quella non parve darci peso e continuo’ la sua spiegazione.

— Remus voleva che Julius desse un’occhiata ad una cosa, una motocicletta volante che lui aveva custodito, ma mai usato, per circa quindici anni. Un mese fa ce l’ha consegnata e devo ammettere che, esteriormente, era in splendide condizioni: perfettamente lucida e senza nemmeno un po’ di ruggine. Certo, era impolverata perche’ Remus ci ha detto che era da un po’ di tempo che non tornava a casa sua, ma per il resto era evidente che lui ne avesse avuto un’ottima cura. —

Harry non riusciva davvero a capire quale fosse la moto cui Conis si stesse riferendo, ma quando si volto’ in direzione del suo padrino e vide l’espressione radiosa da cui i suoi occhi erano illuminati, gli fu chiaro che invece Sirius sapeva esattamente di cosa la strega stesse parlando.

— Ovviamente la motocicletta non e’ stata usata per quindici anni — continuo’ Conis — quindi Julius ha ripulito e sostituito gli ingranaggi ed il motore, ed ora e’ in grado di volare anche meglio di prima. E’ davvero un ottimo modello, mio marito e’ rimasto piacevolmente sorpreso quando l’ha vista. Remus ci ha detto che voleva fare una sorpresa ad una persona e che gli serviva per questo sabato: non ha aggiunto altro, ma scommetto che e’ un regalo per la sua persona speciale. — concluse la donna, facendogli l’occhiolino.

Sirius non disse nulla, limitandosi a rivolgere a Conis il migliore dei suoi sorrisi, dopo di che si alzo’ dalla poltrona e lancio’ ai ragazzi un’occhiata significativa.

— Credo proprio che sia ora di andare o non ritorneremo in tempo. — disse, mentre raccoglieva la sua borsa.

— Grazie per esservi fermati, mi ha fatto molto piacere conoscere finalmente il tuo Harry, Remus. — Conis si alzo’ a sua volta e strinse le mani ai tre ragazzi per salutarli. — Quando vi troverete di nuovo da queste parti, ricordatevi di venire ancora a casa nostra: anche a Julius farebbe molto piacere incontrarvi. —

— Grazie di tutto, Mrs Alexander. — Harry non poteva essere piu’ sincero — Spero anch’io di potervi vedere di nuovo. —

— Usate il camino per ritornare al corso di Koder. — propose la strega — Almeno recuperete un po’ il tempo che vi ho fatto perdere. —

— E’ un’ottima idea! — rispose Hermione, e mentre Conis distribuiva ai quattro delle manciate di Floo Powder, Remi afferro’ un lembo del mantello di Sirius e lo strattono’ forte, costringendo l’uomo ad abbassarsi alla sua altezza.

— Torni presto, papi? —

— Non appena mi sara’ possibile, verro’ certamente a salutarti. — lo rassicuro’ Sirius, baciandolo lievemente sulla guancia.

— Sai papi, anche io voglio trovare Sirio... cioe’, so che Sirio e’ tua, ma anche io voglio una stella cosi’ bella tutta per me... —
— E’ vero, Sirio e’ mia... ma sai quante stelle ci sono in cielo che puoi avere, Remi? —

— Allora posso scegliere quella che voglio! —

— Sceglierai quella che desideri quando arrivera’ il momento. — gli rispose l’Animago con un sorriso paterno — E per te sara’ la stella piu’ luminosa di tutte. —

— Anche piu’ di Sirio? —

— Anche piu’ di Sirio. —

Il bambino rise felice e, dopo aver dato un bacio a quello che credeva essere il suo padrino, torno’ immediatamente al tavolo per iniziare un nuovo disegno.

— Mi fa sempre piacere rivederti, Remus. — disse Conis, stringendo la mano di Sirius — Fammi sapere se con la moto e’ andato tutto bene... —

— Credo proprio di si’. — rispose l’altro, senza nascondere un sorriso radioso. — Grazie per il the e per il resto. —

— Io saro’ sempre in debito con te, e lo sai. — affermo’ la donna a voce bassa. — Mi auguro tanto che un giorno mi farai conoscere anche la persona che ti ha rubato il cuore. —

— Spero che sia presto. — asseri’ l’uomo, e dopo aver salutato Remi un’ultima volta, lancio’ la polvere che aveva in mano e spari’ dietro ai ragazzi.

I quattro sbucarono in un locale non molto ampio, con un camino su ognuna delle tre pareti, ad uso probabilmente di chiunque volesse viaggiare velocemente all’interno della cittadina; lo stanzone affacciava sul corso principale di Koder, e Harry, Ron, Hermione e Sirius si incamminarono velocemente lungo la strada in cerca del negozio di bacchette, ma non prima che l’Animago avesse bevuto un’altra dose di Polyjuice Potion.

— Mi racconti della moto? — Harry rivolse quella domanda al padrino con malcelata impazienza, e Sirius sorrise di fronte alla continua curiosita’ del suo figlioccio.

— Da ragazzo possedevo una motocicletta volante, la comprai subito dopo essermi diplomato a Hogwarts, grazie ai soldi che per l’occasione mi erano stati regalati dai Potter e da mia cugina Andromeda, nonche’ grazie a parte dell’eredita’ di un lontano zio, morto prima di sapere del mio allontanamento dalla famiglia Black. Con quella moto, io e Remus andavamo dovunque e portai anche te una volta, Harry, ma ovviamente senza dirlo a tua madre... In questi anni non ho mai pensato alla fine che avesse fatto, ma a quanto pare Remus ne ha avuto cura finora: non riesco a credere che l’abbia fatta riparare per me... —

— Perche’ non dovresti crederci? — lo interruppe Hermione, mentre cercava di orientarsi tra i vari negozi — Hai sentito cosa ha raccontato al piccolo Remi, no? Che Sirio e’ la stella piu’ bella e luminosa che esista... Se questo non e’ amore... —

— Gia’... — concordo’ Sirius, senza nascondere un po’ d’imbarazzo. — Questa e’ una cosa che mi ripeteva sempre, anni fa... E vuole darmi la moto oggi. Oggi, tra tutti i giorni. Quindi anche lui si e’ ricordato... —

— Ne dubitavi? — gli domando’ Harry con un sorriso.

— Con tutto quello che ci e’ successo, non potevo esserne sicuro. Cielo, non vedo l’ora di tornare a casa e dirgli quanto lo amo... —

— E noi vogliamo vedere questa motocicletta — concluse Ron, con gli occhi che gli brillavano per l’aspettativa. — Ma dove l’avra’ messa? Non c’era in giardino quando noi siamo arrivati... —
Sirius si fermo’ all’improvviso e fece schioccare le dita, ad indicare che, forse, aveva trovato un indizio al riguardo.

— Ma certo, ora e’ tutto chiaro! Il capanno in giardino! Avevamo sistemato Buckbeak li’ dentro, ma qualche giorno fa, Remus e Lady Penny hanno spostato Buckbeak in cantina, dicendo che il capanno aveva bisogno di essere riparato... Quel traditore di un ippogrifo! Si e’ completamente venduto a Remus, da quando lui gli compra i croccantini... Ma non sa che quelli che Moony compra per me sono molto piu’ buoni! —

Harry preferi’ evitare di approfondire la storia dei croccantini, ritenendo di non essere ancora pronto a conoscerla, e si concentro’ piuttosto sui richiami di Hermione, che finalmente aveva trovato il negozio tanto cercato.

La rivendita McDottie era effettivamente molto grande: alle pareti erano affisse numerose vetrine destinate all’esposizione dei diversi modelli di bacchette e, al centro del locale, c’era un grosso bancone circolare, presso il quale un mago di mezz’eta’ era alle prese con del legno da intagliare.

— Posso fare qualcosa per voi? — chiese l’uomo, non appena vide entrare Sirius e i ragazzi.

— La mia bacchetta si e’ spezzata — spiego’ l’Animago — E ho urgente bisogno di una nuova. —

— Nessun problema. Se ricorda il tipo, gliela trovero’ in un istante. E se non dovesse esserci in negozio, gliela preparero’ immediatamente. —

— Legno di salice e peli di lupo. — gli disse Sirius, e Mr McDottie si allontano’ dal bancone, annuendo.

— Prego, seguitemi nel retro. —

— Peli di lupo? — si stupi’ Harry, dopo che i quattro si furono incamminati alle spalle del mago.

— Non guardarmi cosi’... — gli rispose il suo padrino, divertito. — E’ la bacchetta che sceglie noi, ed inoltre non conoscevo ancora Remus quando l’ho comprata. Si vede che era destino. —

— Non mi dirai che invece quella del professor Lupin ha peli di cane? — domando’ Ron, senza nascondere la sua perplessita’.

— No, no. La sua ha piume di ippogrifo... — spiego’ Sirius, e di fronte allo sguardo ancora piu’ sorpreso dei ragazzi, scoppio’ a ridere. — Visto? Ve l’avevo detto che era destino! —

— Ecco a lei, signore. —

McDottie pose a Sirius una lunga bacchetta, appena lucidata, e lo invito’ a provarla; l’Animago la strinse tra le dita e si concentro’ per un attimo, dopo di che la punta della bacchetta si illumino’ ed un fascio di luce accecante fuoriusci’ da essa, rischiarando improvvisamente l’intero retrobottega.

— E’ proprio il suo tipo. Non sono molte le persone adatte ai peli di lupo, ma a quanto pare per lei sono assolutamente perfetti. Adesso la sua vecchia bacchetta ha perso completamente ogni potere... —

— E’ ottima, non so come ringraziarla. — disse Sirius, mentre ammirava e rigirava tra le mani il suo nuovo acquisto — Non sa quanto sia importante per me... —

— Beh, certo... un mago senza bacchetta e’ un mago nudo. Se le occorre anche qualche accessorio... —

— Per ora va benissimo cosi’, grazie. —

— Cosa c’e’ qui sotto? — chiese Ron, sollevando appena il lembo di una coperta che ricopriva una gabbia di media grandezza poggiata su un tavolo.

— Nulla di speciale — rispose McDottie — Solo l’ingrediente principale del mio ultimo modello di bacchetta... —

Harry, Hermione e Sirius dovettero trascinare uno svenuto Ron per tutto il viaggio di ritorno: nessuno di loro avrebbe mai potuto immaginare che Mr McDottie stesse lavorando ad una bacchetta di legno di faggio e zampe di ragno, e nessuno avrebbe potuto supporre che il giovane Weasley non si sarebbe ripreso nemmeno con i potenti incantesimi di Hermione.

Quel peso morto, quindi, ritardo’ notevolmente il rientro, e quando i quattro (Ron si era riavuto nel viale della Dumbledore Mansion) fecero il loro ingresso nella villa, il pomeriggio aveva gia’ lasciato il posto ad una tiepida serata.

Si sarebbe potuto definire tutto nella norma, se non fosse stato per i dipinti sulle pareti, insolitamente tranquilli, e per Lady Penny, che non si era ancora precipitata verso di loro per salutarli.

Sirius e Harry avvertirono un brivido freddo lungo la schiena, ma fu solo quando accesero le luci della vasta anticamera che compresero il motivo di quella strana sensazione.

Remus era in piedi, proprio al centro della sala, con le braccia incrociate sul petto ed il viso contratto in un’espressione furibonda; dietro di lui, seduto su una sedia nei pressi di una delle due portafinestre, c’era il professor Dumbledore, il cui sguardo rassegnato intendeva dire soltanto “io ho fatto di tutto, ma...”

— Sirius... —

La voce di Remus fu appena un sibilo, ed i quattro arretrarono istintivamente verso la porta d’ingresso, ben sapendo che non sarebbero mai riusciti a trovare una scappatoia.

Ora si’ che erano davvero nei guai.


[1] Ringrazio di cuore le lettrici francesi che mi hanno segnatato un grave errore, da parte mia, in materia di fisica ed astronomia. Dal momento che non mi piace scrivere cose sbagliate, ho provveduto a cambiare il pezzo. Grazie ancora.