Un ringraziamento speciale a Tati per avermi suggerito l'idea dello schermo temporale.

 

 

 

III.

 

— Sirius… — Harry guardo’ preoccupato il suo padrino, che si era appoggiato pesantemente contro il muro accanto alla vetrina del negozio e si era coperto il viso con una mano. — Cosa credi che sia… —

 

— Non e’ evidente? — La voce dell’uomo fu appena un sussurro tremante. — Io… sapevo che non era possibile che Remus mi aspettasse… Insomma, non immaginava nemmeno che sarei mai uscito da Azkaban! E poi mi credeva colpevole, pensava che fossi stato io a tradire James e Lily, come ho potuto illudermi che sarebbe rimasto ad aspettare un traditore per dodici anni? —

 

Harry continuava a fissarlo, incapace di confortarlo, ed anche Ron e Hermione erano assolutamente privi di parole, con la testa bassa e l’espressione addolorata.

 

— Senti, Sirius… ma e’ possibile che Remus non abbia mai tentato di dirti nulla? Un figlio non e’ certo una cosa da nascondere ed un atteggiamento del genere non sarebbe da lui… —

 

L’uomo lascio’ cadere la mano lungo il fianco, ma non alzo’ il viso, quasi fosse troppo stanco anche per quel semplice movimento.

 

— Nulla. Forse aveva intenzione di farlo, ma io non gliel’ho permesso; forse gli ho fatto pena, forse si e’ rimesso con me solo per compassione… —

 

— Che diavolo stai dicendo? — Harry si fiondo’ su di lui e lo afferro’ per la collottola, benche’ il suo padrino fosse molto piu’ alto e molto piu’ robusto. — Il professor Lupin non avrebbe mai fatto una cosa simile. Soprattutto se lui ti amava… Non avrebbe mai giocato con i tuoi sentimenti e non avrebbe mai abbandonato un figlio. Come puo’ venirti in mente una sciocchezza del genere? Io ho visto come ti guarda, sai? Come se fossi la cosa piu’ preziosa, come se stessi per sparire da un momento all’altro… E sai com’era lui, prima della tua fuga da Azkaban? Un uomo spento. Un uomo che sopravviveva perche’ non poteva fare altro. Mentre ora riesce addirittura a risplendere, solo perche’ tu sei ritornato accanto a lui. Come puoi credere che sia compassione? Vi ho visti baciarvi decine di volte, e nessuno di voi due emanava pieta’ per l’altro, te lo posso assicurare… anzi, spesso siete proprio senza pudore e, no, non voglio sentire particolari al riguardo! — concluse il ragazzo, allontanandosi appena dall’altro e puntandogli contro un dito in segno di ammonimento.

 

Con grande sorpresa di tutti, Sirius comincio’ a ridacchiare e le guance di Harry diventarono paonazze per la vergogna.

 

— Andiamo, Harry, ti ho gia’ chiesto scusa per averti detto della nostra prima volta nella Shrieking Shak, ma tu mi hai domandato come ci fossimo messi insieme e come avessimo vissuto la nostra relazione a Hogwarts… alla fine, una cosa tira l’altra e… —

 

— Queste sono cose che nemmeno noi avremmo voluto sapere… — mormoro’ Ron, scuotendo la testa, e Sirius rise di nuovo.

 

Harry senti’ il cuore alleggerirsi a quel suono e decise di ritornare alla carica, in maniera meno aggressiva ma ugualmente decisa.

 

— Remus ti vuole bene, e tu lo sai. Lo conosci da troppi anni per capire che non sta mentendo… Non mettere in discussione i suoi sentimenti per qualcosa che ha compiuto in passato. —

 

Sirius poggio’ la testa contro il muro e respiro’ profondamente, quasi stesse cercando di mettere ordine tra i suoi confusi pensieri.

 

— Inoltre — finalmente anche Hermione decise di intervenire — Quel bambino deve essere nato quando tu eri ancora ad Azkaban. Quindi il professor Lupin non immaginava che saresti scappato… Allora perche’ non ha sposato quella donna? Se credeva che tu fossi un traditore e desiderava dimenticarti, perche’ non si e’ unito alla sua nuova famiglia? Forse lui si sentiva solo e si e’ avvicinato a qualcuno, ma questo non significa che avesse smesso di amarti: significa solo che dodici anni di solitudine sono troppi per chiunque da sopportare… Dalla storia con una donna e’ nato un bambino, ma nonostante il suo radicato senso di responsabilita’, il professor Lupin non ha voluto legarsi a quelle persone, perche’ sapeva che non avrebbe potuto ingannarle e che il suo cuore apparteneva a qualcun altro. Questa non e’ forse anche una prova d’amore, Sirius? — Harry fisso’ l’amica con profonda riconoscenza e Hermione annui’ semplicemente con il capo, sorridendo. — Il professor Lupin ha preferito di nuovo la solitudine alla prospettiva di dimenticare l’unica persona che avesse amato… —

 

Sirius serro’ le palpebre con forza, quasi avesse paura di abbandonarsi alla tensione che aveva accumulato, e quando le riapri’, Harry noto’ che i suoi occhi erano velati di lacrime, lacrime che l’orgoglio di un uomo maturo non avrebbe mai permesso di mostrare.

 

— Credete che sia cosi’ egoistico da parte mia aver desiderato che Remus appartenesse solo a me? — Sirius parlo’ con voce stanca, seppur innaturalmente tranquilla — Credete che io sia un mostro nell’aver sperato che lui mi avesse aspettato senza amare nessun altro? —

 

— E tu credi che sia cosi’ egoistico da parte mia avere paura di non riuscire piu’ a vivere con la famiglia che avevo scelto? —

 

Harry parlo’ improvvisamente, ed il suo tono dolorosamente sincero riscosse Sirius dalla confusione che si era impadronita del suo cuore. Il ragazzo poggio’ la testa e le mani sul torace del suo padrino e l’uomo gli cinse le spalle con un braccio, permettendo ai loro comuni sentimenti di paura di incrociarsi e confrontarsi.

 

— Forse e’ solo naturale… che ne dici, Harry? —

 

Il ragazzo non rispose e Sirius accentuo’ la stretta, sebbene non sapesse, in quel momento, chi intendesse confortare davvero.

 

— Gli chiederai ancora di sposarti? —

 

Harry sussurro’ appena la domanda che gli pesava sul cuore, quasi temesse che il pronunciarla a voce alta avrebbe aumentato le possibilita’ di una risposta negativa.

 

— Il discorso di Hermione e’ stato abbastanza illuminante — comincio’ l’uomo, scostando leggermente il figlioccio da se’ per poterlo guardare negli occhi — Stasera parlero’ con lui e gli diro’ che so tutto. E se davvero lui e’ rimasto con me perche’ mi ama ancora… allora glielo chiedero’. —

 

— Non devi dubitare del fatto che lui ti ami. — gli rispose Harry, aggrottando le sopracciglia, ma Sirius lo interruppe con un gesto della mano.

 

— I sentimenti delle persone cambiano, Harry. Ed io ho sempre avuto bisogno di conferme, soprattutto dopo Azkaban. So che Remus mi vuole bene, ma voglio anche che rifletta sulle sue priorita’ attuali: io non mi accontento di avere accanto una persona il cui cuore mi appartenga per meta’… —

 

— Se non ha scelto quella donna fin dall’inizio, allora vuol dire che… —

 

— Sirius! —

 

Hermione gesticolo’ qualcosa all’indirizzo dei due e, quando Harry porto’ nuovamente lo sguardo verso il suo padrino, si rese conto con orrore di cosa avesse attirato l’attenzione dell’amica.

 

— Dannazione, Sirius, i tuoi capelli stanno diventando neri!! —

 

— Cosa?! — L’uomo afferro’ una ciocca tra le dita e noto’ che effettivamente la chioma d’oro e d’argento del suo amato stava diventando progressivamente piu’ scura e piu’ lunga. — Con tutto quello che e’ successo, non mi sono reso conto del tempo che passava! L’effetto della Polyjuice Potion sta terminando: devo prenderne subito un’altra dose o mi ritrasformero’ qui, davanti a tutti, e Remus mi uccidera’ prima ancora che mi risbattano ad Azkaban! — considero’ frettolosamente, mentre rovistava nella borsa in cerca del flacone.

 

I tre ragazzi si guardarono intorno per accertarsi che nessuno avesse notato il cambiamento e, quando Sirius ebbe ingoiato il contenuto della bottiglietta e le sue fattezze furono trasfigurate nuovamente in quelle del professor Lupin, si abbandonarono contro il muro e sospirarono di sollievo per il pericolo scampato.

 

— Remus, tutto bene? —

 

I quattro sussultarono nell’udire la voce di Conis e, notando che la donna li stava fissando con aria interrogativa nei pressi dell’entrata del negozio, le si avvicinarono frettolosamente e le rivolsero un radioso sorriso tranquillizzante.

 

— Si’, e’ tutto a posto, non preoccuparti. — rispose Sirius, lasciandosi scappare una risatina nervosa. — Tu, piuttosto, hai finito? Possiamo andare? —

 

— Certo. E per scusarmi dell’attesa, vi preparero’ il the piu’ buono di Koder! Non vi tratterro’ molto, state tranquilli... —

 

— Papi, mi porti in braccio? —

 

Il piccolo Remus si era aggrappato al mantello di Sirius e guardava l’uomo con aria supplichevole; Padfoot lo fisso’ per qualche secondo con espressione impassibile, poi gli sorrise e lo prese tra le braccia, stringendoselo forte al petto.

 

— E va bene, birbante... Sai perfettamente come ottenere cio’ che vuoi, vero? —

 

Harry ebbe la sensazione che il suo padrino non potesse rifiutare nulla a quel bambino, visto che era il figlio dell’uomo che amava, e, mentre si incamminava con gli altri in direzione della casa di Conis, parve capire meglio in che modo amore ed egoismo spesso finissero per combaciare: odiava il pensiero che Remus potesse abbandonare lui e Sirius, cosi’ come odiava il pensiero che il suo ex professore potesse amare suo figlio piu’ di quanto amasse lui. La sua era una pretesa irrazionale, e come Sirius gli aveva accennato poco prima, l’irrazionalita’ nei sentimenti era forse l’aspetto piu’ naturale nella vita di un essere umano.

 

Ma il fatto che fosse naturale non la rendeva piu’ semplice da accettare.

 

— Siamo arrivati. —

 

Conis indico’ una graziosa villetta a due piani, situata all’inizio del quartiere residenziale di Koder, ed invito’ i suoi ospiti ad entrare e ad accomodarsi nel luminoso salone al pianterreno.

 

— Vado a prendere the e biscotti, fate come se foste a casa vostra... —

 

Il piccolo Remus guido’ Sirius verso una delle poltrone, gli fece cenno di sedersi e poi si arrampico’ sulle sue gambe per stargli piu’ vicino; l’uomo gli accarezzo’ delicatamente i capelli, lasciando che il bambino giocasse con il manico della sua borsa, e contemporaneamente si guardo’ intorno, quasi come se cercasse un indizio della presenza del suo Remus in quella casa.

 

— Ah, papi! —

 

L’Animago si riscosse immediatamente, non appena il bambino lo chiamo’, e si piego’ leggermente verso di lui per ascoltare cio’ che aveva da dirgli.

 

— Volevo farti vedere un mio disegno, ma non l’ho ancora cominciato. Se mi aspetti, vado in camera e lo preparo. Non te ne andare, eh? — si raccomando’, prima di scendere dalle ginocchia di Sirius e precipitarsi, correndo, fuori dalla stanza.

 

— Sono giorni che parla di quel disegno — disse Conis ridendo, mentre entrava nel salone con un grosso vassoio tra le mani. — E’ rimasto davvero colpito dalla storia che gli hai raccontato l’ultima volta, sai, Remus? —

 

Sirius stava per aprire la bocca e chiedere di quale storia si trattasse, ma poi ricordo’ che il vero Remus avrebbe dovuto saperlo e la domanda gli mori’ appena in tempo sulle labbra.

 

— Come ha conosciuto il professor Lupin? —

 

Harry, Ron e Sirius si voltarono di scatto verso Hermione che, adagiata sul divano con braccia incrociate e gambe accavallate, aveva posto quella inaspettata domanda con un falso sorriso stampato sul volto: ormai era evidente che la ragazza non avrebbe perdonato facilmente colei che si stava intromettendo nel lieto epilogo del suo BALL e, se avesse potuto rivelarle che l’uomo da cui aveva avuto un figlio era pazzamente innamorato di un pericoloso criminale evaso da Azkaban, e per lo piu’ maschio, lo avrebbe fatto sicuramente con cinico piacere.

 

Conis non pote’ fare altro che rivolgere a Sirius uno sguardo interrogativo, quasi come se aspettasse il permesso di parlare, e l’uomo non spreco’ di certo quell’occasione.

 

— Parla pure. Io non ho segreti per loro. —

 

— Certo, l’avevo intuito. — rispose la donna, mentre si accertava che l’acqua della teiera magica fosse sul punto di bollire. — Tu sei Harry Potter, giusto? —

 

Nel sentirsi nominare, Harry trasali’ visibilmente e sbatte’ le palpebre piu’ volte, cercando di capire cosa c’entrasse lui nella storia tra Conis e il professor Lupin.

 

— Remus mi parla sempre di te e, ora che ho il suo permesso, mi farebbe molto piacere raccontarti di noi... —

 

Il ragazzo rimase senza parole per qualche secondo e, dopo aver incrociato lo sguardo rassicurante di Sirius, annui’ con un cenno del capo, provando a nascondere la forte emozione che aveva provato di fronte alla conferma dell’affetto del professor Lupin nei suoi riguardi.

 

Conis verso’ l’acqua, magicamente trasformata in the, nelle tazze e le offri’ ai suoi ospiti, insieme ad un porzione di biscotti per ognuno di loro.

 

— Io e Remus ci siamo conosciuti in un paese vicino Londra, cinque anni fa: lavoravo nella redazione di una piccola rivista mensile di letteratura e cultura per maghi, “The Silver Quill”, e Remus era stato assunto come collaboratore per alcuni articoli. Lui scriveva prevalentemente a casa, ma di tanto in tanto passava in sede per parlare col direttore; ogni volta che lo vedevo, rimanevo colpita dalla sua gentilezza, ma anche dalla stanchezza e tristezza che leggevo sul suo viso: dal momento che nemmeno io stavo attraversando un buon periodo, fu naturale per noi cominciare a parlare e a trascorrere del tempo insieme. —

 

Bastarono quelle prime parole di Conis per far capire a Harry che, ancora una volta, Hermione aveva centrato perfettamente la situazione: come la ragazza aveva ipotizzato poco prima, Remus e quella donna si erano avvicinati soltanto per solitudine, ma un legame tanto labile non era certo sufficiente ad unire due cuori, anche se c’era di mezzo un bambino.

 

— All’inizio, si trattava solo di un cortese scambio di battute — stava continuando la strega — Poi la nostra amicizia si approfondi’, perche’ negli occhi di Remus leggevo lo stesso dolore che tormentava la mia anima: l’uomo che amavo mi aveva abbandonata da un giorno all’altro, senza una spiegazione, ed io non riuscivo a farmene una ragione. Andava tutto bene, eravamo innamorati ed in procinto di sposarci e non riuscivo a capire perche’, improvvisamente, si rifiutasse di vedermi e di rispondere alle mie lettere. Non avevo fatto nemmeno in tempo a dirgli che aspettavo un bambino... —

 

Se Voldemort in persona fosse comparso, in quel momento, nella sala, nessuno dei presenti lo avrebbe degnato della benche’ minima attenzione: a Harry parve che il sangue fosse tornato di nuovo a circolare nelle vene e, quando volse lo sguardo verso Sirius, noto’ che il suo padrino era letteralmente balzato a sedere sulla poltrona, sul volto la medesima espressione del naufrago che, abbandonato tra i flutti, avvista d’un tratto la nave della sua salvezza.

 

— Remus mi e’ stato molto vicino in quel periodo — Conis aveva ripreso il racconto, senza accorgersi che le sue parole avevano avuto l’effetto di restituire la vita a due persone che le sarebbero state riconoscenti in eterno — Non e’ facile per una donna sola affrontare una gravidanza... soprattutto quando questa donna non capisce nemmeno perche’ sia rimasta sola... Anche se ci conoscevamo da poco tempo, Remus capiva perfettamente la mia disperazione, ma mi convinse che, comunque, Julius aveva il diritto di sapere del bambino: cosi’ si offri’ di andare a parlare con lui e, com’era prevedibile, Julius lo caccio’ in malo modo, come gia’ aveva fatto prima con me. Ma quando Remus lo vide, capi’ immediatamente quale fosse il segreto che lo tormentava. —

 

La donna smise di parlare e fisso’ Sirius con espressione esitante, quasi volesse chiedergli il permesso di continuare.

 

— Va’ pure avanti — la incito’ l’uomo, la cui impazienza era superata solo dal sollievo che provava nel possedere ancora, e stavolta interamente, il cuore dell’uomo che amava. — Io non ho segreti per questi ragazzi. —

 

Conis esito’ per qualche istante, poi bevve un lungo sorso di the e sospiro’ pesantemente, lasciando intendere quanto fosse duro per lei rivivere di nuovo quei terribili giorni.

 

— Julius era irascibile, molto pallido e con vistose cicatrici su tutto il corpo... Remus ha riconosciuto immediatamente cosa fosse. —

 

— Un lupo mannaro. — completo’ Hermione al suo posto, e ancora una volta Harry si stupi’ delle incredibili capacita’ deduttive dell’amica.

 

— Gia’. — confermo’ la donna, con un tono di voce udibile a stento. — Remus mi rivelo’ che anche lui era un licantropo e che, proprio per questo, avrebbe potuto aiutare Julius meglio di chiunque altro. Torno’ da lui diverse volte per parlargli e, alla fine, lo convinse ad incontrarmi. Ero spaventata, ma non per quello che era diventato: lo amavo e lo avrei amato sempre, ma avevo paura di non avere la forza necessaria per stargli vicino e sostenerlo. Avevo paura di me stessa e del fatto che la mia debolezza avrebbe potuto farlo soffrire. Avevo paura di scoprire di non essere la persona giusta. —

 

— E’ la paura di perdere la persona che ami che ti fa trovare la forza necessaria. —

 

Sirius aveva rotto il suo mutismo, ma non aveva alzato gli occhi dalla tazza che aveva in mano, continuando a fissare con occhio vacuo il liquido scuro ormai freddo. Harry sapeva che il suo padrino parlava per esperienza diretta, dal momento che nemmeno per lui doveva essere stato facile vivere con un lupo mannaro: eppure, considerando il legame esclusivo che avevano costruito, il ragazzo era pronto a scommettere che nessuno dei due rinnegasse le scelte fatte. E che nessuno dei due ritenesse i sacrifici affrontati troppo grandi da non poter essere ripetuti di nuovo.

 

— Mi dicesti una cosa simile allora. — affermo’ la giovane strega, lasciando che le sue labbra si piegassero in un malinconico sorriso. — E gia’ sai quanto siano state veritiere le tue parole. Quando ho rivisto Julius, ho capito che avrei passato la mia vita con quell’uomo e che nessun prezzo sarebbe stato troppo alto pur di continuare a restargli accanto. Era stato morso appena un mese prima, ma non mi aveva detto nulla per paura del mio disgusto o, peggio, della mia pieta’. Aveva preferito troncare ogni rapporto con me per evitare di coinvolgermi: non aveva capito che nessuno, nelle sue condizioni, puo’ restare solo. E fu Remus a spiegarglielo. Remus gli racconto’ di se’, delle sue sofferenze di bambino costretto a crescere con questa terribile maledizione e della salvezza materializzatasi nei volti di tre persone: tre amici che lo avevano aiutato ad accettarsi e a sperare in una vita normale. Io gli confermai il mio amore e gli rivelai del bambino: lui ne fu sorpreso, ma continuo’ a ripetere che un mostro non meritava di essere amato e che nessun bambino avrebbe dovuto avere un padre simile. A quel punto, Remus lo schiaffeggio’. —

 

— Addirittura? Non credevo che il professor Lupin fosse cosi’ drastico... — commento’ Ron.

 

Harry annoto’ mentalmente che avrebbe dovuto ricordargli della cuccia e del collare di Sirius, poi si accorse che il suo padrino si era accomodato meglio contro lo schienale della poltrona ed aveva intrecciato le mani sullo stomaco.

 

— L’ho fatto, perche’ anche io sono stato cosi’ stupido da voler rimanere solo, un tempo... E anch’io ho ricevuto uno schiaffo per quel mio ragionamento troppo egostico. —

 

— Infatti non bisognerebbe mai dimenticare che ci ama soffre del nostro stesso dolore. — riprese Conis. — E che nessuno puo’ decidere dei sentimenti degli altri. Julius era convinto che nessuno avrebbe potuto stargli accanto, data la sua nuova condizione, ma Remus gli racconto’ quanto lui avesse amato e quanto fosse stato amato in cambio, e come avrebbe accettato anche di trasformarsi piu’di una volta al mese, pur di rivedere la persona cui aveva donato il suo cuore. Julius era fortunato ad avere la possibilita’ di creare una famiglia, possibilita’ che a lui era stata negata, e non perche’ era un lupo mannaro. —

 

Con la coda dell’occhio, Harry vide Sirius irrigidirsi e, per quanto odiasse la sua impotenza, sapeva che non avrebbe potuto fare nulla per cambiare il suo passato. E che nessuno avrebbe potuto fare nulla per restituire a due persone quella parte di vita che era stata loro cosi’ ingiustamente strappata.

 

Nemmeno la vendetta avrebbe potuto far rinascere quelle anime morte per dodici anni.

 

— Parlammo a lungo quella volta, e Remus si accorse che Julius non aveva solo una ferita psicologica: il suo corpo non era abituato alla trasformazione e i dolori fisici si ripercuotevano anche sul suo carattere, aumentandone l’irascibilita’ e l’aggressivita’. Julius ripeteva che io e il bambino avremmo dovuto stargli lontanto principalmente perche’ non voleva farci del male e poi perche’, in quello stato, non avrebbe potuto mantenere a lungo il suo lavoro e presto sarebbe stato licenziato. Fu a quel punto che Remus ebbe l’idea che salvo’ le nostre vite. Julius poteva evitare la trasformazione. —

 

— COSA? —

 

I tre ragazzi non riuscirono a trattenere un’esclamazione di sorpresa, e anche il volto di Sirius acquisto’ un’espressione stravolta che, fortunatamente, sfuggi’ all’attenzione di Conis, il cui sguardo era rimasto fisso sulla tazza mezza vuota appoggiata sul tavolino.

 

— Adesso pare ci sia un’ottima pozione che permette al lupo di mantenere la sua coscienza durante la trasformazione, ma il nostro caro Ministro della Magia non l’ha mai legalizzata; qualche anno fa, si sapeva poco anche di questa pozione e sembrava che, per i licantropi, la trasformazione mensile fosse un qualcosa cui non potessero assolutamente sottrarsi. Ma Remus ci disse che esisteva un luogo, piuttosto lontano da qui, magicamente schermato dagli influssi del tempo e dell’atmosfera ... —

 

— L’Islanda. — concluse Sirius al suo posto, e Harry ebbe l’impressione, notando lo sguardo improvvisamente triste del suo padrino, che lui e Remus avessero discusso a lungo di quella possibilita’, negli anni della loro gioventu’.

 

Conis confermo’ l’asserzione dell’uomo con un cenno del capo.

 

— In Islanda esiste una specie di scudo che blocca, tra gli altri, gli effetti della Luna Piena. Sarebbe stato sufficiente per Julius recarsi li’, nelle 24 ore di plenilunio, ed evitare la trasformazione. —

 

— Allora perche’ il professor Lupin non ha mai utilizzato questo espediente? — domando’ Harry — Perche’ ha preferito rimanere qui e sopportare i dolori atroci, le limitazioni dei diritti riconosciuti ai lupi mannari e l’umiliazione delle continue perdite di impiego? —

 

— Perche’ e’ troppo costoso. — intervenne nuovamente Sirius, e Harry si volto’ a guardarlo, basito. — Io e... la persona con cui vivevo avevamo pensato ad una simile eventualita’, ma i costi erano troppo elevati. Si trattava di adoperare, una volta al mese, il Portkey internazionale, ma a quel tempo non avevamo un lavoro che ci permettesse una simile spesa, cosi’ decidemmo di rinviare il progetto. —

 

— E voi ci siete riusciti? — Ron si rivolse a Conis, e a Harry non sfuggi’ l’eccitazione che accompagno’ quella domanda.

 

— Era troppo costoso anche per noi. — rivelo’ la donna — Sebbene, dopo alcuni rapidi calcoli, capimmo che mettendo insieme i nostri due stipendi e rinunciando a varie cose, avremmo potuto farcela. Ma Julius si oppose strenuamente, obiettando che io ero incinta e che una sana ed adeguata alimentazione avrebbe dovuto costituire la mia priorita’, per cui non avrebbe mai permesso che io rinunciassi alla maggior parte della mia paga per i suoi viaggi mensili. E fu a questo punto che Remus ci offri’ il suo stipendio. Ovviamente Julius rifiuto’ categoricamente: non avrebbe potuto accettare un simile sacrificio, soprattutto perche’ anche Remus era un lupo mannaro e avrebbe potuto aver bisogno di quel denaro in futuro, per permettersi a sua volta quei viaggi tramite il Portkey internazionale. Ma Remus ci disse che, ormai, lui non aveva piu’ nessuno e che per nessuno desiderava rimanere umano: quei giorni di luna piena erano paradossalmente diventati l’unica scappatoia per dimenticare il suo passato, l’unico modo per perdere il contatto con la realta’ e vivere senza pesi ne’ dolori, fosse anche per poche ore. Julius invece aveva una famiglia di cui prendersi cura e non avrebbe dovuto sprecare quell’opportunita’: il bambino meritava di vivere con entrambi i genitori, quindi era necessario che lui facesse quei viaggi e recuperasse il suo equilibrio fisico e psicologico. Fu solo pensando al bambino, quindi, che Julius accetto’ quell’offerta, a patto pero’ di restituire a Remus fino all’ultima moneta. Cosi’ cominciarono le trasferte mensili in Islanda e la nostra vita sembro’ tornare quella di prima: le mancate trasformazioni avevano migliorato molto l’umore e la salute di Julius, che aveva ripreso a lavorare con lena e produttivita’, ed anche io ero molto piu’ tranquilla. L’unico rimpianto che abbiamo di quel periodo e’ di non esserci accorti che il nostro angelo salvatore stava male. —

 

— Che intendi dire? — chiese Harry, dando voce alla silenziosa domanda che aveva letto negli occhi ansiosi del suo padrino.

 

— Come vi ho gia’ detto prima, Remus lavorava a casa e veniva in ufficio di rado; provai diverse volte a chiedergli dove abitasse affinche’ potessimo andare a trovarlo, ma non ce l’ha mai detto. Se solo fossimo stati piu’ insistenti, ci saremmo resi conto molto prima della verita’, ma lui fece di tutto per nasconderla, proprio perche’ sapeva che, se l’avessimo scoperta, avremmo rifiutato il suo aiuto. Vedete, Remus non stava dando a Julius parte del suo stipendio.Glielo stava cedendo quasi tutto. Io non avevo idea di quanto lui guadagnasse e non potevo immaginare che la cifra che ci stesse passando rappresentasse tutto il suo sostentamento. Lo scoprimmo il giorno stesso in cui se ne ando’: lo licenziarono dalla rivista un mese prima del nostro matrimonio e quattro mesi prima della nascita del piccolo. Venne da noi per dirci che purtroppo non avrebbe piu’ potuto aiutarci e la sua condizione mi fece rabbrividire: era molto dimagrito perche’ non mangiava abbastanza e le ferite che il lupo gli infliggeva stentavano a guarire. Lo avevano licenziato proprio perche’ non ce la faceva piu’ a rispettare le scadenze ed io mi maledissi a lungo per la mia stupidita’. Tentammo di convincerlo a restare, gli dicemmo che ci saremmo presi cura noi di lui: il lavoro di Julius andava a gonfie vele e i suoi continui spostamenti in Islanda gli avevano dato l’idea di un progetto da realizzare proprio su quell’isola. I soldi non erano piu’ un problema ed intendevamo restituire a Remus quanto ci aveva donato: ma quel giorno stesso, lui spari’ inaspettatamente dalle nostre vite, senza lasciarci ne’ un recapito ne’ la promessa di un ritorno. Gli mandammo numerosi gufi, ma tornarono tutti indietro con le nostre lettere intatte; il nostro angelo se ne era andato e noi non avevamo potuto neppure ringraziarlo... potete immaginare quanto ci sentissimo impotenti. Intanto ci sposammo, Julius continuo’ ad andare in Islanda, anche per curare il suo nuovo progetto, ed infine nacque il bambino. Se non fosse stato per Remus, avrei anche potuto abortire per la disperazione; devo la vita di mio figlio ad un uomo dolce e gentile, e non potevo non chiamare il mio piccolo come lui. Io e Julius decidemmo anche di nominarlo padrino del bambino, sebbene non riuscimmo mai a comunicarglielo... —

 

— E’ per questo allora che lo ha chiamato “papi” prima! — salto’ su Hermione, con entusiasmo sicuramente incomprensibile agli occhi di Conis.

 

— Infatti. — confermo’ la donna, mentre la osservava con sguardo leggermente perplesso — Remus e’ una specie di secondo padre per Remi, quindi ha cominciato a chiamarlo in questo modo da quando si sono incontrati... —

 

— E vi siete ritrovati qui a Koder? — domando’ Ron, l’unico tra gli ospiti che avesse continuato tranquillamente a bere the e a sgranocchiare biscotti.

 

— Si’, e’ successo piu’ o meno due mesi fa. Sapete, quando Remi aveva un anno, ci siamo trasferiti in Islanda: mio marito, quale responsabile del progetto al quale aveva cominciato a lavorare mesi prima, aveva deciso di seguirlo piu’ da vicino e cosi’ decidemmo di andare a vivere li’, consapevoli anche del beneficio che ne sarebbe derivato alla licantropia di Julius. Siamo venuti a Koder da qualche mese, perche’ a Julius e’ stata offerta la supervisione di un altro progetto, e dopo un po’, al mercato, ho ritrovato casualmente Remus. Vederlo di nuovo, dopo quasi cinque anni, e’ stato qualcosa di devastante: finalmente avevo la possibilita’ di dimostrargli quanto gli fossi grata per aver salvato il mio amore ed il mio bambino, e non l’avrei lasciato fuggire di nuovo. Gli feci conoscere il suo figlioccio e gli raccontai della nostra vita, dopo di che gli chiesi qualcosa della sua, perche’ lo avevo trovato molto cambiato. Aveva un aspetto piu’ florido, il viso piu’ disteso e l’espressione degli occhi, sempre dolce e gentile, certamente piu’ serena; mi disse che aveva insegnato per un anno a Hogwarts, che aveva dovuto abbandonare l’impiego sempre a causa della sua licantropia e che andava avanti con qualche lavoretto sporadico. Non fu molto prodigo nel suo racconto, ma evitai di fargli domande, perche’ avevo capito che non avrebbe potuto rispondermi: anche in Islanda, erano arrivate voci preoccupanti su Tu-Sai-Chi e sul contrasto di vedute tra Dumbledore e Fudge e, dal momento che Remus mi aveva detto di essere in contatto con il preside di Hogwarts, ho supposto che la sua reticenza nel raccontare dovesse essere in qualche modo giustificata ed assecondata. Non guardatemi con quelle facce stravolte... mio marito e’ un lupo mannaro e odiamo tutti quei bigotti che lavorano al Ministero della Magia, Fudge per primo: a volte non vedo l’ora che Julius termini il suo lavoro qui, cosi’ da ritornare nuovamente in Islanda... Abbiamo chiesto anche a Remus se volesse trasferirsi: Julius aveva sempre desiderato rivederlo per potergli esprimere tutta la sua gratitudine e ricambiare gli immensi favori che ci aveva fatto, per cui gli ha offerto un lavoro e proposto di venire con noi. Ma ancora una volta, Remus ha rifiutato. Ci ha detto che adesso sta molto meglio, che qualcuno gli prepara la Wolfsbane Potion ogni mese e che ha persone importanti che non vuole lasciare: ha ritrovato la persona che ama ed un ragazzo a cui vuole bene come un figlio... — A quelle parole, Conis poso’ lo sguardo su Harry e sorrise maternamente quando le guance del giovane si colorarono di rosa per l’imbarazzo. — Non avrei mai immaginato, cinque anni fa, di vedere Remus cosi’ felice: ripete sempre di essere molto orgoglioso del suo Harry, ed ormai conosciamo a memoria tutti i tuoi successi scolastici, ragazzo mio! — aggiunse quindi, senza trattenere una risata.

 

Anche Sirius ridacchio’ e Harry desidero’ sprofondare, sebbene non potesse fare a meno di sentirsi euforico di fronte a quelle continue manifestazioni di affetto del professor Lupin.

 

— Vado a prendere altri biscotti — disse Conis, alzandosi — Altrimenti Remi non trovera’ piu’ nulla, quando scendera’. Mio figlio adora la cioccolata, proprio come il suo padrino... —

 

Non appena la donna ebbe lasciato la stanza, Harry si accomodo’ sul bracciolo della poltrona su cui era seduto Sirius e gli rivolse un sorriso di maligna soddisfazione.

 

— Hai visto? Te l’avevo detto che non c’era nulla di cui preoccuparsi a proposito di quel bambino... —

 

 — Sei sicuro, Harry? — replico’ l’uomo, ricambiando il ghigno — A me sembrava che fossi tu quello piu’ spaventato da questa storia... —

 

— Io non sono certo cosi’ possessivo come una tale persona... —

 

— E non sono certo io quello che vuole una mamma... —

 

— Mhhh... dovro’ dire a Remus che tu lo consideri adatto come mamma... —

 

— Ed allora Padfoot saltera’ sul tuo letto completamente sporco di fango, la prossima volta che ti fermerai a dormire da noi... —

 

— Ha senso tutto questo? — domando’ un perplesso Ron ad una ancora piu’ perplessa Hermione.

 

— Non nelle persone normali. — sentenzio’ la ragazza, terminando di bere il suo the — Ma, a quanto pare, quei due non conoscono altro modo per esprimere il loro sollievo... —

 

Sebbene stesse ancora battibeccando con Sirius, Harry udi’ molto bene le parole di Hermione e le labbra gli si dischiusero in un sorriso di pura gioia. Aveva trovato insopportabile l’idea che Sirius e Remus potessero lasciarsi e che la sua nuova famiglia potesse sfasciarsi prima ancora di nascere; aveva trovato insopportabile l’eventualita’ che Sirius dovesse rinunciare nuovamente all’amore della sua vita e che lui non potesse piu’ vivere con i soli adulti che gli avessero mostrato un affetto sincero.

 

Ma non avrebbe mai rivelato a nessuno che cio’ che piu’ aveva temuto era stato quel bambino.

 

Abbandono’ la discussione con Sirius e, con un’espressione di profondo sollievo sul volto, lascio’ cadere la testa all’indietro, appoggiandola sullo schienale della poltrona.

 

Ora sapeva che Remus Lupin non aveva alcun figlio a cui avrebbe potuto volere piu’ bene.