II.

 

Harry trascorse il resto della settimana in uno stato di profonda eccitazione, e nemmeno i continui rimbrotti della McGonagall o le punizioni di Snape valsero a placare la sua agitazione.

— Insomma, Harry, vuoi calmarti? — lo rimprovero’ Hermione il tanto sospirato sabato pomeriggio, mentre scendevano nei sotterranei.

— Voi non capite… Vi rendete conto che, quando si sposeranno, avro’ davvero ed ufficialmente due papa’? —

— Odio ricordartelo, ma il loro matrimonio non avra’ valore nel mondo babbano, quindi tu continuerai ad essere affidato ai tuoi zii. —

— Hermione, tu sai sempre dire la cosa giusta al momento giusto, vero? — sbuffo’ Ron, contrariato.

— Scusami tanto se sto cercando di spiegargli come vanno queste cose. — replico’ acidamente la ragazza.

— Non c’e’ bisogno di litigare. — Harry intervenne per sedare gli animi. — Sirius e’ legalmente il mio padrino anche per i babbani, quindi potra’ benissimo chiedere il mio affidamento quando verra’ scagionato da tutte le accuse. E noi tre vivremo tutti insieme. Fine del discorso. —

— Potter, devo aspettare ancora? —

Snape era poggiato con le spalle alla porta del suo studio, e le braccia incrociate all’altezza del petto e il piede che batteva rumorosamente a terra tradivano tutta la sua impazienza.

— Non capisco perche’ il preside ti abbia permesso di andare a trovare quei due anche oggi. Questa scuola e il mio studio non sono degli insulsi passaggi da usare per i tuoi comodi, e di’ a Lupin che la prossima volta la pozione gliela mando via gufo! —

Harry annui’ col capo, senza troppa convinzione: ogni mese, il professore Snape gli lanciava contro una minaccia diversa ed il mese successivo lui tornava tranquillamente alla Dumbledore Mansion, con il flacone di pozione tra le mani.

In realta’, cio’ che Severus Snape odiava maggiormente di quel suo compito di custode del Portkey non era tanto l’incursione mensile di Potter nella sua stanza - bastava che gli girasse le spalle ogni volta, fingendo di non vederlo – quanto gli immancabili tentativi del fantasma della vecchia di oltrepassare il portale ed infilarsi nella sua tunica.

— Potter, di’ a Lupin che se vedo di nuovo quella strega nel mio letto, il suo caro innamorato godra’ di un piacevole soggiorno ad Azkaban! — esclamo’ l’uomo, dopo aver fatto entrare i ragazzi, e con un gesto stizzito sbatte’ la porta sulle loro facce, lasciandoli soli nella tetra ed umida camera.

— Di’ a Lupin questo, di’ a Lupin quello… — lo scimmiotto’ Ron — Harry, secondo me gli rode ancora che Lupin gli abbia preferito Sirius… —

— RON! — lo richiamo’ Hermione, mentre predisponeva sulla scrivania i bicchieri che li avrebbero condotti alla villa di Lady Penny. — Ancora con questa storia? Non mettere in testa a Harry strane cose come l’ultima volta: ti ricordi come si arrabbio’ il professor Lupin quando Sirius e Snape cominciarono a litigare? E ti ricordi quanto ci rimase male Harry? Io non credo che… —

Hermione stava ancora parlando, quando i tre ragazzi misero piede nell’androne della grande casa scozzeze. Lady Penny li accolse con una cascata di stelle filanti al miele, la cui rimozione da capelli ed abiti porto’ via almeno dieci minuti, dopo di che i tre si avvicinarono ai quadri degli ex cinque mariti della nobildonna per salutarli, e Harry noto’ con sollievo che Pierre Allard era ritornato al suo posto, segno che Sirius non aveva fatto nessun’altra scenata.

— Harry… —

Il ragazzo senti’ qualcuno chiamarlo e si volto’ di scatto insieme ai due amici, impallidendo vistosamente quando vide il professor Lupin scendere dall’alta scalinata.

— Re-Remus… — balbetto’, arretrando di un passo e finendo con le spalle al muro. — Ecco noi… avevamo un giorno libero e… e Sirius ha detto che potevamo venire a trovarvi, percio’ prenditela con lui, noi non ne abbiamo colpa!! — fini’ tutto d’un fiato, serrando gli occhi in attesa dell’inevitabile ramanzina. Ma dopo qualche secondo di inspiegabile silenzio, alzo’ timorosamente il capo e noto’ che il suo ex professore era fermo innanzi a lui, con le braccia incrociate all’altezza del petto ed un’espressione di seccata consapevolezza negli occhi.

— E cosi’ aizzi Remus contro di me, vero Harry? —

Il ragazzo lo fisso’ stranito, finche’ la voce di Hermione non diede corpo al pensiero che gli era balenato nella mente.

— SI-SIRIUS?! —

— Certo, chi volete che sia? — spiego’ l’uomo, rassettandosi la veste — Ho pensato di bere gia’ la Polyjuice, cosi’ da partire immediatamente, al vostro arrivo. Remus e’ andato via con Dumbledore piu’ di un’ora fa. —

— Perche’ non mi hai detto che avresti preso le sue sembianze? — lo aggredi’ Harry. — Mi hai fatto prendere un colpo, ho pensato davvero che ci avesse scoperti! —

— In quante altre persone credi che avrei potuto trasformarmi? Di vivente c’e’ solo lui in questa casa, ho preso un suo capello e ho preparato la pozione. Tra l’altro, sono anche gia’ abituato al suo corpo: da ragazzo mi trasformavo spesso in Remus, perche’ mi piaceva sentire l’odore della sua pelle, poi andavo in bagno e… — I ragazzi lo guardarono con occhi sbarrati e Sirius s’interruppe immediatamente, schiarendosi la voce. — Beh, ma questi dettagli non contano…  Ora affrettiamoci, visto che dobbiamo tornare prima che Moony rientri a casa. Ho portato nella borsa delle riserve di pozione, cosi’ non correro’ il rischio di riacquistare il mio aspetto originario, mentre sono ancora fuori. —

— Scusate, che facciamo con lui? — chiese Ron, indicando con la mano una pozza d’acqua che si era formata in terra.

Harry risali’ con lo sguardo la scia di gocce che scivolava lungo la parete, e i suoi occhi si fermarono sul dipinto singhiozzante di Pierre Allard, le cui lacrime abbondanti avevano formato quella piccola inondazione.

— Sei crudele, Black! — disse il francese, con voce strozzata — Come hai potuto prendere le sembianze del mio tesoro? —

Sirius gli punto’ la bacchetta al naso.

— Primo, Remus non e’ il tuo tesoro. Secondo, ora che lui non c’e’, potrei decidere di regalare la tua tela al gatto di Hermione, cosi’ che vi ci possa affilare le unghie, tu che ne dici? —

Allard ricambio’ lo sguardo di sfida di Sirius, poi abbasso’ il capo, scuotendolo con rassegnazione. 

 

— E’ inutile, anche se so che sei Black, non posso arrabbiarmi con quel faccino cosi’ dolce… —

 

— ADESSO TI… —

 

— Sirius! — Harry si avvinghio’ alla vita del suo padrino e lo trattenne dallo slanciarsi verso il quadro. — Lascia perdere, abbiamo una cosa piu’ importante da fare, ricordi? E deve essere fatta oggi, quindi non cercare guai! —

 

L’uomo abbasso’ la bacchetta di malavoglia, ringhiando sottovoce come la sua parte canina, e si assesto’ il mantello sulle spalle, avviandosi verso l’uscita.

 

— Perche’ non lo consoli tu? — disse Hermione a Leon Greensbourne, indicando il sempre piu’ depresso Pierre. — Siete una coppia cosi’ carina… —

 

— HERMIONE! — la chiamo’ Harry dalla porta, e la ragazza si affretto’ a raggiungere i suoi amici, ma non prima di aver considerato che, a differenza delle altre volte, Mr Greensbourne era apparso stranamente silenzioso e sospettosamente imbarazzato.

 

— Dobbiamo arrivare a Diagon Alley? — domando’ Ron, quando si furono lasciati la villa alle spalle.

 

— Assolutamente no. — rispose Sirius, e con la mano indico’ la strada principale oltre il parco di Dumbledore Mansion. — Anche qui ci sono ottimi negozi di bacchette. Andremo a Koder. —

 

— Io ci sono stata questo Natale con il professor Lupin, ricordate? — intervenne Hermione — E’ una cittadina molto carina, ma anche piuttosto lontana da qui. Non vorrai mica arrivarci a piedi, Sirius? Noi usammo la scopa quella volta e forse anche adesso… —

 

— Abbiamo una sola scopa in casa e noi siamo in quattro. Prenderemo la SOS. —

 

— La che? — Harry guardo’ il padrino come se avesse appena detto un’oscenita’.

 

— La SOS, Harry. — ripete’, ovviamente, Hermione. — Sub Or Sky. Con la SOS, viaggi sia sottoterra sia in cielo, come una metropolitana ed una funivia babbane; viene utilizzata per collegare la periferia alle citta’, nonche’ le varie citta’ tra di loro. Nei centri abitati, i vagoni della SOS si muovono sottoterra, fuori invece volano nel cielo per permetterti di goderti il paesaggio. —

 

— Io non ne ho mai presa una. — rivelo’ Ron, mentre gli occhi gli si illuminavano per l’entusiasmo. — A casa usiamo la Floo Powder per fare prima, ma e’ molto meno divertente… —

 

— Remus una volta mi ha detto che da queste parti dovrebbe esserci la fermata. — riprese Sirius, dopo che i quattro ebbero camminato per un po’ lungo la strada. — Dobbiamo prenotare il viaggio, se vogliamo che la SOS passi di qui: questo e’ un posto piuttosto isolato, e il vagone arriva solo quando ci sono dei viaggiatori in attesa. Ecco, dovrebbe essere qui. — aggiunse, e si avvicino’ ad un albero dal tronco piu’ scuro degli altri, al margine destro della via. Soffio’ in uno dei buchi della corteccia ed un fischio acuto attraverso’ l’aria. Harry e Ron si guardarono freneticamente intorno, aspettando che succedesse qualcosa da un momento all’altro, ma le loro speranze furono ben presto deluse.

 

— La SOS non e’ mica a nostra disposizione. — spiego’ Hermione, quando vide l’espressione depressa sui loro visi. — Datele il tempo di arrivare… —

 

Ron sbuffo’ per il disappunto e si sedette sull’erba, accanto alla compagna, mentre Harry decise di approfittare dell’attesa per ottenere dal suo padrino altre informazioni su quel matrimonio che intendeva celebrare.

 

— L’altro giorno mi hai detto che lo scambio di bacchette e’ il vecchio rito che usavano i maghi per unirsi in matrimonio. Ma e’ valido anche tra due persone dello stesso sesso, o sara’ solo una cerimonia apparente? Cioe’, capisco che forse per voi non ha alcuna importanza, ma mi piacerebbe sapere se posso far parte della vostra famiglia legalmente e non solo perche’ tu sei il mio padrino. —

 

Sirius arruffo’ con affetto i capelli gia’ spettinati del suo giovane figlioccio e gli rivolse uno dei suoi tipici sorrisi furbi, che sembravano tanto strani abbinati al volto del professor Lupin.

 

— Il matrimonio attraverso lo scambio di bacchette e’ solo un’applicazione, nel mondo di noi maghi, della forma piu’ antica di matrimonio, adoperata da tutte le creature. Quando vuoi unire la tua vita a quella di un’altra persona, scambi con lei dei voti, nonche’ qualcosa di tangibile con cui le cedi parte della tua anima. I babbani usano gli anelli, noi maghi le bacchette, i centauri un crine della loro coda. Non conosco le usanze di tutti gli esseri viventi, ma so che ogni diversa forma di celebrazione ha questo motivo comune, e cio’ conferisce validita’ anche ai matrimoni misti. Ma mentre i babbani immaginano che esista solo la loro specie, per cui hanno ideato delle leggi ferree al riguardo, per i maghi e le altre creature non esistono limitazioni: certo, ci sono uomini, come Fudge, che non vedono di buon’occhio matrimoni misti o tra persone dello stesso sesso, ma non esistendo una legge che li vieti, e non potendo essere promulgata senza perdere il vantaggio della pacifica convivenza con elfi, centauri ed altre creature, questi rari matrimoni sono comunque pienamente validi. Quindi, se vorrai, il mondo magico potra’ riconoscerci come tuoi genitori adottivi. Per i babbani, potrai vivere con me solo perche’ sono il tuo padrino. —

 

— Non e’ importante. — gli disse Harry con un sorriso. — Sono un mago e mi interessa la mia condizione nel mondo dei maghi, il resto non conta. —

 

Sirius gli sorrise a sua volta e, proprio in quel momento, un’ombra apparve sulla strada, provocando la reazione entusiasta di Ron. Subito dopo, quella che apparentemente sembrava la cabina di una funivia atterro’ accanto a loro con un tonfo: le porte scorrevoli si aprirono per permettere ai passeggeri di entrare, e Ron e Harry si precipitarono all’interno con la foga di due bambini.

 

— Dove dovete arrivare? — chiese il conducente, un giovane nano dalla lunga barba, appollaiato su uno sgabello decisamente piu’ alto del normale.

 

— A Koder. — rispose Sirius, lasciando cadere alcune monete nella mano del nano ed accomodandosi sul sedile accanto ad un mago, che dormiva con la testa ciondoloni.

Harry, Ron e Hermione rimasero in piedi accanto alla finestra per godersi il paesaggio dall’alto, ed anche Sirius sembrava particolarmente felice di abbandonarsi ad una vista diversa da quella cui aveva accesso di solito, quando si affacciava al balcone della villa.

 

Scesero a terra un paio di volte, per far salire altri passeggeri, e finalmente arrivarono nei pressi di un centro abitato. Il nano afferro’ una corda alla sua destra e la tiro’ con forza: si senti’ un fischio prolungato e la cabina comincio’ a planare lentamente, imboccando l’entrata di un tunnel. Harry ebbe la sgradevole sensazione di scendere sempre piu’ in basso, ma Hermione lo rassicuro’ immediatamente.

 

— Stiamo entrando a Koder, quindi la SOS ora viaggia sottoterra. Credo che la prossima fermata sia la nostra. —

 

La ragazza non ebbe nemmeno finito di parlare che il conducente freno’ il vagone nei pressi di una banchina illuminata ed annuncio’ l’arrivo a Koder. I quattro si affrettarono a scendere, insieme ad un altro paio di maghi, dopo di che si accomodarono sulle scope mobili che, dalla stazione sotterranea, li avrebbero condotti in superficie.

 

Quando finalmente giunsero all’uscita, che si affacciava su una piazza piuttosto grande della cittadina, la prima cosa cui Harry penso’ era che Koder fosse sicuramente molto piu’ viva e frenetica di Hogsmeade.

 

— Guadate, c’e’ un mercato! — esclamo’ Ron, con la stessa eccitazione con cui aveva atteso la SOS — Che ne dite di andare a dare un’occhiata? —

 

Sia Harry che Sirius si proclamarono d’accordo, ma un’asserzione di Hermione basto’ a gelare l’entusiasmo.

 

— Vorrei ricordarvi che siamo in compagnia di una persona che non dovrebbe uscire di casa, per cui sara’ meglio affrettarsi con la nostra commissione… —

 

Gli altri tre brontolarono per il disappunto, ma la ragazza non si lascio’ convincere e li trascino’ via dalla piazza e dalle sue tentazioni.

 

— Dov’e’ il negozio di bacchette, professor Lupin? — chiese poi, dubbiosa in merito alla direzione da prendere.

 

Sirius spalanco’ gli occhi per la sorpresa, poi si guardo’ frettolosamente intorno, borbottando qualcosa di incomprensibile.

 

— Non vorrai dire che ci hai trascinato fin qui senza sapere dove andare?! — piagnucolo’ Ron, ma Hermione lo zitti’ con un gesto della mano.

 

— Io ci sono passata, lo scorso dicembre: era un locale che affacciava su una via piuttosto affollata e ricordo che aveva in vetrina degli eleganti portabacchetta da sera, che avrei potuto regalare a mia madre se solo fosse stata una strega… —

 

— Questo non ci aiuta molto… — borbotto’ Harry, e Sirius abbasso’ il capo con aria colpevole.

 

— Mi dispiace, ragazzi. Ovviamente, io non sono mai venuto qui: e’ stato Remus a dirmi della SOS e del fatto che qui a Koder ci fosse un famoso negozio di bacchette, ma certo non potevo chiedergli l’indirizzo o si sarebbe insospettito… —

 

— Poco male, bastera’ chiedere in giro, no? — 

 

Hermione si avvicino’ ad una strega dall’aspetto gentile e dal cappello decisamente appariscente che, dopo averle pizzicato piu’ volte le guance, mormorandole quanto fosse carina, le indico’ finalmente la strada per raggiungere il corso principale di Koder, dove avrebbe trovato il negozio che cercava.

 

— La prossima volta andra’ uno di voi a chiedere informazioni. — si lamento’ la ragazza, mentre si massaggiava il viso dolorante.

 

— Ogni cosa ha il suo prezzo. — proclamo’ invece Ron — Non eri tu quella pronta a tutto per la buona riuscita del BALL? —

 

— Io ero pronta a tutto! E’ stata solo colpa tua, se il BALL non ha funzionato perfettamente! —

 

— Ti ricordo che e’ stato il pasticcino farcito con la MIA crema a smuovere le cose, non certo la tua tunica rosa! —

 

— Perche’ stanno litigando ora? Il BALL non ha mai funzionato… — Sirius era sinceramente perplesso, ma Harry alzo’ le spalle con indifferenza e continuo’ a camminare, ignorando il battibecco dei due amici.

 

Ron e Hermione stavano ancora discutendo su chi di loro avesse il merito di aver fatto finire insieme Sirius e il professor Lupin, quando una voce di donna alle loro spalle pronuncio’ un nome decisamente familiare.

 

— Remus! —

 

I quattro si voltarono contemporaneamente e, in quel momento, una giovane strega si butto’ tra le braccia di Sirius, abbracciandolo con affetto.

 

— Che ci fai qui? — disse poi, quando si fu allontanata. — Credevo che questo sabato saresti rimasto a casa… —

 

Harry squadro’ l’intrusa da capo a piedi, con uno sbigottimento stampato sul viso, superato solo da quello dipinto sul volto del suo padrino: la donna era piuttosto giovane, con lunghi capelli biondi raccolti in una coda ed un aspetto curato ma, tutto sommato, abbastanza anonimo. Harry vide Sirius stringere appena gli occhi, come se volesse ricordare se quella persona appartenesse al passato suo e di Remus a Hogwarts, ma la confusione che continuava ad aleggiare sul suo volto confermo’ nel ragazzo l’impressione che il padrino non l’avesse riconosciuta e che, forse, non la conoscesse per niente.

 

— Mamma… —

 

Un bambino dall’apparente eta’ di 4-5 anni stringeva un lembo della gonna della donna, con un dito in bocca e l’espressione spaventata a causa della vista di tutti quegli estranei. 

 

— Remus, tesoro… Non hai visto chi c’e’ qui? —

 

La strega prese il figlio tra le braccia e gli puli’ la bocca con un fazzolettino, ma Harry era troppo occupato a calmare i battiti accelerati del suo cuore per prestare ulteriore attenzione ai movimenti della donna. Remus? Quel bambino si chiamava Remus?

 

Il ragazzo noto’ che il viso del suo padrino era impallidito notevolmente e che i suoi occhi non avevano smesso di fissare, nemmeno per un attimo, quel bambino dai capelli castani che ora gli tendeva le mani con un sorriso felice.

 

— Per lui e’ una festa ogni volta che ti vede  — rise la donna, ponendo il figlio tra le braccia di un sempre piu’ allibito Sirius. — Gli manchi cosi’ tanto… —

 

Alla vista del bambino che si stringeva con amore al torace del falso Remus, Harry senti’ una spiacevole sensazione di gelo attanagliargli il cuore e quasi non avverti’ la mano di Ron poggiarsi sulla sua spalla e quella di Hermione stringergli il braccio, in un inutile tentativo di dargli sostegno: i suoi occhi erano focalizzati sull’espressione stravolta di Sirius, che sembrava letteralmente annientato dal peso di quel terribile sospetto che stava schiacciando anche lui.

 

— Allora, vuoi dirmi come mai sei qui? — La strega accarezzo’ affettuosamente i capelli del figlio e poggio’ la mano sul braccio di Sirius, che pero’ si ritrasse istintivamente. — Mi avevi detto che questa settimana non ce l’avresti fatta a passare… —

 

— Ecco… — Sirius trattenne appena il respiro e, quando il suo sguardo cadde sui ragazzi accanto a lui, ideo’ frettolosamente una scusa. — Questi sono dei miei ex-allievi che sono venuti a trovarmi, e volevo che visitassero Koder prima di tornare a casa… —

 

— Ah, piacere di conoscervi! Il mio nome e’ Conis Alexander. — esclamo’ la donna con un sorriso, mentre stringeva loro le mani. Il suo sguardo indugio’ per un attimo sulla cicatrice di Harry, ma poi passo’ immediatamente oltre, tralasciando qualsiasi commento. — Visto che siete qui, perche’ non venite a casa mia per un the? Remus, ho preparato quei biscotti al cioccolato che ti piacciono tanto, non puoi dirmi di no… —

 

— Si’, papi, vieni… —

 

Il piccolo Remus strinse le braccine intorno al collo dell’uomo, e Harry senti’ un’atroce fitta allo stomaco, quando si rese conto dell’effetto che aveva avuto su Sirius quella tenera espressione che spesso i bambini usano per chiamare il loro papa’.

 

— No-non mi sembra il caso — intervenne il ragazzo, il cui unico desiderio, in quel momento, era allontanare il padrino da quel posto e da quelle rivelazioni. — Abbiamo una commissione urgente da compiere e dobbiamo tornare al piu’ pre… —

 

— Accettiamo volentieri. — lo interruppe Sirius, e Harry non fu mai cosi’ vicino dallo strozzarlo.

 

— Cosa dici, Sir… Cioe’, cosa dite, professor Lupin? Dobbiamo andare in quel negozio, lo avete dimenticato? —

 

— No, ma abbiamo ancora tempo e non possiamo certo rifiutare un invito cosi’ gentile… —

L’uomo guardo’ il suo figlioccio fisso negli occhi e il ragazzo comprese che niente e nessuno avrebbero potuto far ragionare Sirius in quel momento: voleva sapere chi fossero quella donna e quel bambino, quanto contassero per Remus e perche’ Remus non gli avesse mai detto nulla al loro riguardo.

 

Harry poteva capirlo, ma al tempo stesso aveva paura di scoprire la verita’. Aveva paura che il professor Lupin se ne andasse, che Sirius si perdesse di nuovo e che lui venisse abbandonato dalla sua nuova famiglia, prima ancora di entrarne ufficialmente a far parte. E, soprattutto, si vergognava di avere pensieri cosi’ egoistici quando era evidente che il suo padrino stesse soffrendo per qualcosa di molto piu’ grave.

 

— Io ci sto, ho proprio voglia di un buon the con biscotti! — proclamo’ improvvisamente Hermione, fissando Conis quasi con aria di sfida.

 

— Perfetto. — sorrise la strega. — Datemi solo un attimo: devo prendere un paio di scarpe nuove per Remi… sapete, i bambini crescono in fretta e le scarpe sono la prima cosa che diventa inutilizzabile… Il negozio e’ questo: aspettatemi pure qui, ci mettero’ pochi minuti. —

La donna riprese in braccio il figlio, ma questi cerco’ di gettarsi nuovamente al collo di Sirius, piangendo disperato.

 

— Papi… —

 

— Non preoccuparti, il tuo papi non va via… Ora compriamo le scarpe e poi lui viene a casa con noi, sei contento? —

 

Il piccolo si asciugo’ le lacrime col dorso della mano e, tirando su con il naso, fisso’ intensamente il falso Remus, come se volesse accertarsi che cio’ che avesse detto sua madre corrispondesse alla verita’.

 

— Lo prometti? — chiese infatti, e Sirius non pote’ che annuire.  

— Certo. Ora va’ con la mamma. — rispose a voce bassa, dopo di che agito’ la mano in segno di saluto, mentre i due sparivano all’interno del grande negozio di calzature per bambini.