Autore: Akari

Copyright: J.K.Rowling/Warner Bros.

Rating: PG 13

 Pairing: Sirius Black/Remus Lupin

Attenzione! Spoiler a "The order of the phoenix" ("L'ordine della fenice")!!

                                           

Gone.

 

Un lampo.

E poi una sottile scia luminosa che ruppe il buio, attraversandolo come una cometa in una notte priva di stelle.

L’uomo cadde all’indietro. La bocca non emise alcun lamento, ma gli occhi esprimevano dolore mentre i capelli scuri gli ricadevano sul bel volto pallido.

Il ragazzo grido’ il suo nome e qualcuno alle sue spalle lo trattenne dal lanciarsi verso di lui.

— Non c’e’ piu’ nulla da fare, Harry. E’ finita. —

— SIRIUS!! — urlo’ di nuovo, ma anche quell’invocazione rimase senza risposta. La stretta alle sue spalle aumento’ e lui si senti’ soffocare, imprigionato in un abbraccio che assomigliava di piu’ ad una morsa lenta e crudele.

— Se ne e’ andato. Non ritornera’. —

Cadde sulle ginocchia, sfinito, senza piu’ la forza di lottare e gridare.

Sirius non poteva essere morto.

Non l’aveva visto esalare l’ultimo respiro, non aveva visto il corpo.

Non c’era piu’ nessuno innanzi a lui, eppure il suo padrino era stato colpito ed era caduto proprio davanti ai suoi occhi.

 

Scomparso.

 

— Lui non tornera’. —

 

Harry spalanco’ gli occhi, con il viso madido di sudore e il cuore che gli martellava furiosamente nel petto. Per un attimo ebbe il timore che la gabbia toracica potesse rompersi a causa di quei battiti irregolari e, solo dopo un paio di profondi respiri, fu in grado di calmare quel tamburellare incessante.

Chiuse gli occhi ansimando, finche’ non si rese conto che il petto gli faceva male e che la gola era talmente secca da non riuscire ad emettere neppure un lamento.

La brezza leggera delle notti estive entro’ quasi di prepotenza dalla finestra spalancata, ma Harry non ne trasse alcun giovamento: la fronte continuava ad essere imperlata di sudore e la sensazione di soffocamento non accennava a scomparire. Si tiro’ su a fatica, appoggiando la schiena contro la spalliera del letto e tastando alla cieca il comodino in cerca dei suoi occhiali. Li infilo’ con un movimento esasperatamente lento, dopo di che si guardo’ intorno, come se stesse cercando di orientarsi: la stanza era piccola e la luce fioca di un lampione esterno illuminava malamente l’arredamento misero. Un piccolo armadio di legno a due ante, qualche scaffale sulla parete frontale, una scrivania malridotta su cui era poggiata la gabbia di Hedwig, che dormiva beatamente.

La tenda leggera mossa dal vento creava strani giochi d’ombra sul muro alla sua sinistra e Harry si lascio’ scappare un sorriso: la settimana prima, quando aveva messo piede per la prima volta in quella casa, quella stanza gli era sembrata piu’ bella di una reggia e piu’ maestosa di un castello.

 

Era la sua camera.

 

Nella sua casa.

 

Una casa infinitamente piu’ calda e accogliente dell’abitazione di Privet Drive o della vecchia villa di famiglia di Sirius, dove si era sempre trovato piuttosto a disagio.

 

La brezza smise di spirare all’improvviso e le cortine cessarono il loro fruscio, abbandonandosi mollemente contro gli stipiti della finestra; la stanza si oscuro’ e, con un brivido, Harry ripenso’ al sogno che lo aveva tormentato fino a qualche minuto prima.

Rivide il suo padrino colpito a morte e il suo corpo che si accasciava al suolo; allungo’ una mano come se volesse afferrarlo, ma esattamente come nel sogno, l’uomo si dissolse davanti ai suoi occhi, inghiottito in un buco nero da cui non era possibile fare ritorno.

Per un attimo, Harry ebbe l’impressione che il suo cuore si fosse fermato e che il suo corpo avesse dimenticato di respirare; l’improvviso battito di ali di Hedwig lo riporto’ alla realta’ e, senza indugiare oltre, salto’ giu’ dal letto e usci’ velocemente dalla camera, per evitare di ricadere in quell’incubo.

Si incammino’ lungo il corridoio buio quasi senza rendersene conto e, quando scopri’ che i suoi piedi lo avevano condotto dinanzi alla porta dell’altra camera da letto della casa, sospiro’ di sollievo. Pose la mano sulla maniglia e fece per abbassarla, ma si fermo’ di scatto, dicendosi che forse sarebbe stato meglio bussare. Batte’ leggermente sull’uscio, ma nessuno rispose; seguirono altri due tocchi, un po’ piu’ pesanti, e ancora il silenzio.

Harry trattenne il respiro per un attimo, poi decise di mandare al diavolo l’educazione e il rispetto, e apri’ la porta di colpo. La camera era piu’ piccola della sua e, se possibile, ancora piu’ spoglia, ma il ragazzo sapeva bene che cio’ era dovuto al fatto che si erano trasferiti in quel luogo da troppo poco tempo: un armadio piuttosto grande faceva bella mostra di se’, appoggiato alla parete a sinistra della porta, mentre al centro della stanza troneggiava un letto a due piazze, di fattura elegante, ma rovinato dal tempo e dall’incuria.

Il giovane Potter vi si avvicino’ lentamente, finche’ non noto’ l’alta figura di un uomo che dormiva in maniera scomposta fra le lenzuola; aveva la camicia del pigiama sbottonata fino al torace, ciuffi disordinati di capelli sparsi sugli occhi e sul viso, le braccia sollevate sopra la testa e adagiate mollemente sul cuscino. Harry provo’ quasi una sensazione di tenerezza nel vedere il suo padrino dormire in maniera cosi’ profonda e serena e, se non fosse stato per l’incubo che lo tormentava, gli sarebbe addirittura piaciuto vegliare su quel sonno tranquillo, affinche’ niente e nessuno lo disturbasse. Ma l’angoscia che gli serrava il petto era troppo pressante perche’ potesse permettersi il lusso di ignorarla.

— Sirius — lo chiamo’ a voce bassa, scrollandolo delicatamente per le spalle. Ma l’uomo non l’udi’ e continuo’ a dormire, senza spostarsi di un centimetro; il ragazzo pronuncio’ ancora il suo nome all’orecchio, questa volta un po’ piu’ forte, ma l’unico risultato fu quello di far voltare Black di lato e di fargli sussurrare qualcosa nel sonno.

— Remus, ancora cinque minuti, ti prego… —

— SIRIUS! —

A quell’urlo improvviso, l’uomo apri’ gli occhi di scatto e balzo’ a sedere, quasi dando una testata al ragazzo che, un attimo dopo, si ritrovo’ con una bacchetta alla gola senza nemmeno rendersene conto.

— Sirius, sono io! — si affretto’ ad aggiungere, prima che il padrino lo colpisse con un incantesimo.

L’altro sgrano’ gli occhi confuso, dopo di che abbasso’ la bacchetta, accese la lampada sul comodino e sospiro’ di sollievo.

— Harry… mi hai fatto prendere un colpo! E’ successo qualcosa? — gli chiese poi, con voce preoccupata.

— Ah, no… nulla… nulla di grave… — biascico’ il ragazzo, imbarazzato. — Non volevo spaventarti, scusa. —

Sirius lo guardo’ per qualche istante con espressione indecifrabile, quindi gli arruffo’ con una mano i capelli gia’ disordinati e scoppio’ a ridere.

— Non e’ colpa tua! Dopo tutto quello che e’ successo in passato, credo che non mi abituero’ mai a dormire senza la bacchetta sotto il cuscino. —

Le labbra di Harry si curvarono in un debole sorriso e il suo sguardo si poso’ sull’altro lato del letto.

— Almeno non ho svegliato il professor Lupin… —

Remus Lupin era steso accanto a Sirius e sembrava profondamente addormentato; aveva il viso pallido e delle occhiaie bluastre molto marcate, nonche’ profondi graffi sulle mani e sulle braccia.

Harry si senti’ tremendamente in colpa per il solo fatto di aver rischiato di turbare il suo riposo.

— Non la smetterai mai di chiamarlo “professore”, vero? — gli fece notare Sirius, mentre accarezzava con delicatezza i capelli castani di Lupin , scostandoglieli dalla fronte. — E comunque, non credo che si svegliera’ facilmente… Ieri e’ stata l’ultima notte di luna piena. —

Il ragazzo annui’ con aria severa e si sedette sul letto accanto al padrino, che stava continuando a fissare il suo compagno con un sorriso dolcissimo stampato sul volto.

— Com’e’ andata? — domando’ esitante, ma Sirius non smise di sorridere.

— Sembra che Moony si stia riabituando a Padfoot… I primi tempi non riuscivo a calmarlo e continuava a ferirsi seriamente, ma ora ha solo qualche graffio. Il prossimo mese non avra’ neanche quelli, te lo assicuro: ormai mi riconosce di nuovo. Se solo avessi potuto stargli sempre vicino… —

Un’ombra passo’ sul volto di Harry e il ragazzo ricordo’ improvvisamente il motivo per cui era piombato in camera del suo padrino a quell’ora di notte.

— Io… ho fatto ancora quel sogno. —

Sirius volse il viso verso di lui e aggrotto’ le sopracciglia in segno di preoccupazione.

— Harry… — comincio’.

— Lo so! — l’interruppe l’altro. — Lo so. Ormai quella faccenda appartiene al passato e i miei sono solo incubi. Ma fanno male ogni volta… — aggiunse, mordendosi le labbra.

L’uomo gli afferro’ una mano e gliela strinse forte, ma l’angoscia che serrava il cuore del ragazzo non voleva saperne di sciogliersi.

— Io sono qui, Harry… —

— E’ sempre diverso… — continuo’ l’altro, come se non avesse sentito. — A volte siamo all’aperto, a volte in una stanza chiusa. A volte siamo ad Hogwarts, altre volte in una casa enorme senza porte ne’ finestre. A volte e’ buio e a volte c’e’ una luce che mi acceca. Ma tu scompari sempre. Vieni colpito davanti ai miei occhi ed io non posso fare nulla per evitarlo. Cadi e non posso raggiungerti, proprio come quel giorno. Il professor Lupin mi trattiene ogni volta. —

— So bene che in quel tempo tu mi odiasti. — disse una voce calma alle sue spalle.

Harry e Sirius voltarono il capo contemporaneamente e si trovarono dinanzi un Remus Lupin perfettamente sveglio e seduto contro la spalliera del letto. Aveva le mani poggiate sul lenzuolo e le dita strettamente intrecciate tra di loro, mentre il viso appariva ancora piu’ pallido e smunto.

— Io conoscevo la verita’, ma ho taciuto. E per parecchi mesi hai creduto che Sirius fosse morto. E’ naturale che tu mi abbia odiato. —

— Non dire sciocchezze, Remus! — salto’ su Black — Eravamo d’accordo, no? Siamo colpevoli allo stesso modo, ma almeno tu sei rimasto accanto a Harry. Se c’e’ qualcuno che lui deve odiare, quello sono io! —

— Io non odio nessuno dei due! —

L’urlo di Harry fu talmente forte che persino Hedwig, nell’altra stanza, si sveglio’, emettendo un verso stridulo e sbattendo le ali contro la gabbia, spaventata.

— Pero’ ero furioso, quando ho scoperto la verita’... — continuo’ il ragazzo, abbassando la voce — …perche’ le persone non hanno fatto altro che nascondermi le cose fin da quando sono nato. Mentirmi sulla morte dell’unica persona che avrebbe potuto darmi una famiglia e’ stata una crudelta’ gratuita! —

— Ti abbiamo gia’ spiegato che tutti dovevano credere che io fossi morto. — intervenne Sirius, stringendogli di nuovo la mano. — Non sono fiero di quello che ho fatto, ma era necessario. —

— Me lo hai gia’ detto. — rispose seccamente Harry, divincolandosi dalla stretta del suo padrino.

— Voldemort leggeva nella tua mente — disse Lupin con calma, intrecciando sotto il lenzuolo le sue dita con quelle di Sirius, per consolarlo del rifiuto di Harry — E sapeva che il tuo padrino era il tuo punto debole. Ricordi quando, in sogno, ti fece credere che lo torturasse? —

Harry non rispose e Remus ne approfitto’ per continuare.

— Evidentemente Voldemort credeva che, se avesse colpito Sirius, avrebbe potuto tenerti in pugno. E noi due e Dumbledore non abbiamo voluto deluderlo. —

Il ragazzo fisso’ con meraviglia il suo ex professore e si protese istintivamente verso di lui, come se volesse ascoltare meglio.

— Questo cosa significa? —

— Se mi fosse successo qualcosa — si intromise Sirius — Voldemort avrebbe approfittato del tuo shock e del tuo dolore per sopraffarti definitivamente. —

— E perche’ lo avete assecondato, allora? — domando’ Harry, strabuzzando gli occhi e stringendo forte un lembo del lenzuolo.

— Tu dovevi arrabbiarti, Harry. — rispose Lupin, semplicemente.

— Co-cosa?! —

— Voldemort pensava che saresti uscito distrutto da questa prova; Dumbledore invece voleva che tu diventassi furioso. E’ stato questo il motivo per cui, negli anni passati, ti ha lasciato per cosi’ tanto tempo dai Dursley e, al quinto anno, ha ordinato ai tuoi amici di non inviarti molte lettere. Tu sei coraggioso, leale, pronto a sacrificarti per le persone a cui vuoi bene… ma Dumbledore sapeva che, finche’ non avessi fatto esplodere e consumare la rabbia che covavi dentro di te, non avresti potuto diventare un mago maturo. Non avresti mai potuto sconfiggere Voldemort finche’ non avessi preso piena coscienza dei tuoi sentimenti. —

La vista di Harry si appanno’, ma egli fece di tutto per ricacciare indietro le lacrime.

— Mi avete fatto credere che Sirius fosse morto… per questo?! Perche’ io potessi crescere?! —

Remus abbasso’ gli occhi con tristezza, mentre Sirius afferro’ il suo figlioccio per le spalle e lo costrinse a guardarlo.

— Non credere che per noi sia stato semplice. — gli disse poi — Voldemort mi avrebbe trovato prima o poi, noi lo abbiamo solo anticipato. Quando abbiamo capito cosa quel pazzo stesse cercando di farti credere e siamo arrivati al Dipartimento dei Misteri, ci siamo trovati nel posto perfetto. Mi sarei fatto colpire di proposito e di proposito sarei caduto dietro al velo: nessun corpo e la consapevolezza di tutti che da quel luogo non si poteva tornare. Voldemort non avrebbe tentato di uccidermi, perche’ avrebbe creduto che io fossi gia’ morto. —

— Ma perche’ continuare a tenermelo nascosto anche dopo? — domando’ Harry con voce spezzata — Perche’ avete aspettato tanto per rivelarmi la verita’? —

— Perche’ tu non avevi imparato l’Occlumency. —

Remus aveva alzato il capo e si era rivolto al ragazzo quasi con un bisbiglio. Il giovane Potter impallidi’ e, ad un tratto, gli sembro’ che quella storia assurda avesse acquistato finalmente una sua logica.

— Voldemort poteva accedere ai miei pensieri, perche’ io non ero capace di chiudere la mia mente… — asseri’, come se parlasse a se stesso.

— E se avessi saputo che Sirius era vivo, anche Voldemort lo avrebbe scoperto. — continuo’ Lupin, al suo posto.

Harry si lascio’ scappare una risata isterica, dopo di che piego’ la testa sulle ginocchia e le sue spalle furono percosse da strani singulti, al punto che i due uomini seduti sul letto non furono in grado di capire se stesse ancora ridendo oppure piangendo.

— Che stupido… — disse infine, senza alzare il viso — E’ stata colpa mia. Se avessi imparato l’Occlumency, avrei potuto sapere la verita’ molto prima. —

— Ma ti saresti infuriato lo stesso, perche’ comunque ti avevamo tenuto all’oscuro del nostro piano. — gli fece notare Lupin, scambiando un’occhiata preoccupata con Sirius.

— C’e’ una cosa che pero’ non capisco — disse Harry, sollevando la schiena, ma non il volto — Come avete potuto sapere quello che sarebbe successo? Come avete potuto preventivare che avreste dovuto venirmi dietro, fino alla stanza nel Dipartimento dei Misteri? —

— Non lo sapevamo infatti — rispose Sirius semplicemente — Quando Snape e’ venuto a controllare che io fossi ancora libero, abbiamo capito quello che stava succedendo ed io e Remus ci siamo messi d’accordo per agire. —

— Sono stato io ad insistere, in realta’ — rivelo’ Lupin — Temevo che Voldemort potesse aggredire Sirius in qualsiasi momento, dopo quello che ti aveva fatto, e noi dovevamo anticiparlo a qualunque costo. Quando vi abbiamo seguito fino al Dipartimento dei Misteri, sospettavamo che si trattasse di una trappola, quindi abbiamo pensato al portale. Chiunque vi cada dentro non puo’ piu’ tornare, ma Voldemort non ha considerato che chiunque vi entri vivo puo’ essere richiamato. —

Harry sollevo’ il viso completamente e punto’ gli occhi umidi verso il suo professore, senza avere la forza di chiedergli di continuare. Lupin gli sorrise paternamente e poso’ una mano sopra la sua. Questa volta Harry non si ritrasse.

— La persona che oltrepassa il portale da viva resta sospesa in un limbo temporale, una specie di corridoio di transizione, se mantiene coscienza dei suoi legami terreni. — continuo’ l’uomo — Sirius aveva con se’ una cosa che lo ha tenuto ancorato al nostro mondo. —

— Lo specchio. — specifico’ Black, guardando il figlioccio negli occhi. — Ricordi quello che ti regalai perche’ potessimo comunicare tra di noi? Portai il mio con me quel giorno, ed e’ stata l’unica cosa che mi abbia permesso di non perdermi e di ritornare. —

— Ma quando ti ho chiamato, tu non mi hai risposto… — noto’ Harry, sempre piu’ allibito — E ho anche rotto il mio specchio… —

— Beh, quello e’ stato un bene — sorrise Remus — cosi’ ho potuto adoperarlo come Portkey per riportare qui Sirius. —

— Ed io non potevo risponderti... — soggiunse Black, con un’espressione quasi colpevole.

— Ma… ma… — balbetto’ il ragazzo, a meta’ tra il confuso e il sollevato — E se avessi gettato via lo specchio invece? —

— I due specchi collegati mi hanno permesso di realizzare l’incantesimo di richiamo abbastanza semplicemente — gli spiego’ Remus — Ma se tu non avessi avuto piu’ il tuo, avrei proceduto in un altro modo, un po’ piu’ complicato a dire il vero, ma ugualmente efficace. —

— Ma senza un canale di collegamento come lo specchio, come avresti potuto fare? — chiese Harry, nel quale l’interesse aveva ormai preso il posto della rabbia.

— Avevo un altro “canale”, come lo definiresti tu — gli disse Sirius, sorridendo. — Il mio Secret Keeper. —

— Un Secret Keeper?! — ripete’ l’altro, con una nota di meraviglia nella voce — Intendi dire che… — Si volto’ a guardare Remus, che gli sorrise con complicita’, e poi i suoi occhi si posarono di nuovo sul bel volto del suo padrino. — …il professor Lupin era il tuo Secret Keeper? —

Sirius annui’ col capo e Harry guardo’ alternativamente i due uomini davanti a lui, consapevole del fatto che ci fosse ancora qualcosa che gli sfuggisse.

— Perche’ ti serviva un Secret Keeper? Vuoi dire che gli altri… —

— Nessuno sapeva di questo piano — concluse Sirius — Ne’ Moody, ne’ Tonks… e nemmeno Dumbledore. —

— Ma prima avete detto che Dumbledore era d’accordo con voi! —

— Dumbledore sapeva che la mia scomparsa era necessaria. Ma non conosceva ne’ il come ne’ il quando, sia perche’ non avrebbe potuto saperlo in anticipo e sia perche’ io chiesi espressamente a Remus di non rivelarglielo. Sai bene che in quel periodo non ero molto d’accordo con le sue scelte. —

Harry annui’ con aria grave, poi abbasso’ gli occhi per l’ennesima volta e fisso’ il lenzuolo con falso interesse.

— E questo e’ un altro motivo per cui il professor Lupin non ha potuto dirmi nulla… —

Un velo di dispiacere cadde sugli occhi dell’uomo dai capelli castani e Sirius se ne accorse immediatamente: gli passo’ un braccio intorno alla vita per sentirlo piu’ vicino e con l’altra mano sollevo’ il mento di Harry per costringerlo a guardarlo.

— Ti sei pentito di essere venuto a vivere con noi? — gli domando’ a bruciapelo.

Un sincero stupore comparve negli occhi del ragazzo, che si affretto’ a scuotere la testa con decisione.

— Ma cosa ti salta in mente? Assolutamente no! Sono felicissimo di poter stare con voi! —

— Ti da’ forse fastidio il fatto che io e Remus stiamo insieme? —

Harry scosse il capo con veemenza addirittura maggiore.

— Volevo soltanto conoscere la verita’ — aggiunse, subito dopo — Sono successe talmente tante cose dopo il tuo ritorno, che non abbiamo mai avuto l’opportunita’ di parlarne. Io… avevo soltanto paura di essere stato abbandonato un’altra volta. —

A quella rivelazione, Sirius lo abbraccio’ di slancio e il ragazzo si abbandono’ contro il suo petto, senza piu’ resistenze.

— Ora sei cosciente dei tuoi sentimenti e dei tuoi limiti. — gli disse il giovane uomo, accarezzandogli i capelli — Sei cresciuto, Harry. —

— Ma ad un prezzo troppo alto… — rispose l’altro, premendo la testa sulla spalla del suo padrino.

— Ognuno di noi ne paga uno. E non e’ mai facile. —

Harry senti’ la stretta intorno al suo corpo aumentare e la fronte di Sirius poggiarsi sul suo capo, quasi come se egli volesse difenderlo da ogni ulteriore sofferenza. Ma il ragazzo sapeva che certe ferite non potevano essere cancellate, ne’ dal suo cuore ne’ da quello dei due uomini che erano accanto a lui.

Sirius aveva trascorso dodici anni ad Azkaban e aveva dovuto lottare strenuamente per riprendersi la sua vita. Il professor Lupin era sempre stato solo a causa della sua licantropia, aveva visto i suoi unici amici morire e aveva creduto che l’ultimo che gli fosse rimasto, nonche’ il piu’ caro, li avesse traditi senza pieta’.

Forse era stato lui a pagare il prezzo piu’ alto di tutti.

Harry sollevo’ il capo con un gesto secco che quasi allarmo’ Sirius e guardo’, ansioso, alla sua sinistra. Lupin teneva lo sguardo rivolto verso la finestra della stanza e il ragazzo ebbe l’impressione che si fosse allontanato di qualche centimetro da loro per non intromettersi in quella sorta di quadretto familiare. Harry senti’ il bisogno urgente di dirgli che lui e Sirius rappresentavano i genitori migliori che potesse desiderare e, senza perdere altro tempo, si lancio’ addosso al suo ex professore, colpendo con una ginocchiata lo stomaco del suo padrino, che si lascio’ scappare un buffo gemito di dolore.

— Ti voglio bene. — disse semplicemente, mentre si stringeva a Remus, e Lupin sorrise di gioia, il volto non piu’ pallido, ma rosso per l’imbarazzo.

Sirius smise di massaggiarsi lo stomaco indolenzito e rise forte, fiondandosi a sua volta sul figlioccio e sul compagno e abbracciandoli fino a farli quasi soffocare.

— Ehi Harry, non tenerlo cosi’ stretto, e’ chiaro? — disse poi, con aria falsamente arrabbiata.

— Non sarai mica geloso? — lo stuzzico’ il ragazzo, senza mollare la presa.

— Puoi scommetterci che sono geloso… e ricordati che io posso sempre decidere di mandarti a vivere da Snape! —

Remus scoppio’ a ridere di fronte all’espressione visibilmente spaventata di Harry che, dopo un primo momento di sbigottimento, salto’ addosso al padrino e ingaggio’ con lui una faticosa e babbana lotta con i cuscini.

— Ti pentirai di avermi minacciato… — asseri’ il giovane Potter con voce furba. — Ora rimarro’ qui tutta la notte. —

— COSA?! — urlo’ Sirius, ma il ragazzo non gli diede retta. Si lascio’ scivolare di peso sul lato sinistro del letto, si tolse gli occhiali che poggio’ sul comodino e spense la luce. — Buonanotte. —

— Harry! — lo richiamo’ l’altro, senza ricevere risposta — Non credi di essere un po’ troppo grande per dormire nel lettone?! —

Lupin ridacchio’ divertito e si distese a sua volta, tirando giu’ il compagno che era finito praticamente al centro del letto.

— Rimaniamo cosi’ vicini almeno per una notte… —

Black si lascio’ scappare un sospiro rassegnato e si adagio’ meglio sul materasso, ormai troppo piccolo per contenerli tutti e tre.

— E’ incredibile, non riesco mai a dirvi di no… — considero’, dopo aver afferrato una mano di Harry e fatto passare un braccio intorno alla vita di Remus, attirandoselo contro.

Rimasero immobili ed in silenzio per parecchi minuti, durante i quali ognuno di loro si chiese fino a che punto il dolore fosse davvero inevitabile. Ripensarono alle solitarie notti di luna piena, alle fredde carceri di Azkaban, alle interminabili giornate trascorse nella consapevolezza di non avere piu’ il calore di un padre.

Ma nessuno di loro capi’ se tutto quello fosse stato davvero necessario.

— Quando sei scomparso oltre quella tenda — bisbiglio’ improvvisamente Remus all’orecchio di Sirius — ho pensato che avresti potuto morire davvero. A volte ho anch’io gli incubi di Harry… —

L’uomo bruno strinse piu’ forte il compagno tra le braccia e si volto’ per guardarlo negli occhi, a lui ben visibili nonostante l’oscurita’.

— Sono soltanto andato via — gli sussurro’ dolcemente, mentre lo baciava sulle labbra — Come quando mi rinchiusero ad Azkaban. Allora mi hai aspettato, ma adesso mi hai richiamato. Ti amo, Moony. —

— Ehi, io sono ancora sveglio! — borbotto’ Harry, all’altro capo del letto. — Cercate di trattenervi… —

Sirius rise e il ragazzo poggio’ il capo sulla sua spalla, chiudendo di nuovo gli occhi. Era sicuro che, se si fosse addormentato sentendo il suo respiro, non avrebbe piu’ avuto incubi: pur se l’avesse visto cadere di nuovo, ormai sapeva che l’avrebbe visto anche ritornare.

E con quell’unica certezza nel cuore e la mente finalmente libera, Harry sprofondo’ nel sonno.

La mano di Sirius era ancora stretta nella sua.

FINE.