VIII.

Cappuccetto Rosso.

 

Sirius crollo’, a peso morto, su qualcosa di molto soffice e molto elastico.

Il ragazzo impiego’ qualche secondo prima di prendere piena coscienza di se’ e dell’ambiente che lo circondava, poi salto’ giu’ dal letto sul quale era precipitato e guardo’ con sorpresa la piccola camera assolata: lenzuola rosa, tendine alla finestra, fiori freschi sulla scrivania… indubbiamente, la tipica stanza di una ragazza.

L’Animago alzo’ gli occhi al cielo e sospiro’ pesantemente, prima di abbassare lo sguardo su di se’ ed osservare, rassegnato, la vaporosa gonna rossa che indossava: si chiese se Moony provasse un qualche sadico piacere ad immaginarlo vestito da donna, poi penso’ che stava correndo un po’ troppo con la fantasia e che certo Remus non poteva avere simili pensieri su di lui, sebbene dovesse ammettere che non gli sarebbe dispiaciuto affatto avere ancora il dolce lupacchiotto come suo mago azzurro.

Rigetto’ velocemente quelle supposizioni nel fondo del suo cuore ed usci’ di soppiatto dalla camera in cerca dei suoi amici; entro’ in un saloncino arredato piuttosto modestamente e si diresse verso la porta d’ingresso, ma una voce alle sue spalle lo blocco’ non appena pose la mano sul pomello.

— Tesoro, stai uscendo? —

Sirius sobbalzo’, ma si volto’ cercando di assumere un’espressione piu’ naturale possibile, proposito che si dileguo’ come neve al sole nel momento in cui vide venirgli incontro la persona che l’aveva chiamato.

Snape gli sorrise amorevolmente e, dopo essersi pulito le mani col grembiule rosa che indossava, pizzico’ con affetto la guancia di Padfoot, rimasto a bocca aperta per la sorpresa.

— Sai, dovresti andare a trovare la nonna, visto che e’ malata e non puo’ muoversi. — riprese Snivellus, con tono spaventosamente dolce — Stavo proprio preparando qualcosa per lei… perche’ non gliela porti? —

Sirius non riusci’ a formulare alcuna risposta coerente, ancora troppo sconvolto da quella visione surreale, ma l’altro non sembro’ rendersene conto e gli volto’ le spalle per ritornare in cucina.

— Aspettami qui, vado a prendere tutto… —

L’Animago chiuse e riapri’ la bocca piu’ volte, cercando di riaversi dallo stupore, e l’unica cosa che riusci’ a pensare fu che Moony era davvero il piu’ gamba dei Marauders, considerato come aveva ridotto Snivellus in quella fiaba: quando lo aveva visto come Snappaneve, aveva creduto che il suo compagno fosse un genio, ma nel rappresentarlo nei panni di madre amorosa, Moony aveva davvero superato se stesso. Quel lato spaventoso del suo carattere era uno degli aspetti che Sirius amava di piu’, ed il ragazzo ridacchio’ al pensiero dell’espressione sconvolta che sarebbe comparsa sul volto del vero Snape, se avesse visto tutto quello.

— Ecco, tesoro… — Snivellus gli si avvicino’ nuovamente e gli porse un cestino ricolmo di vivande e flaconi — Ho cucinato qualcosa per la nonna e ho aggiunto anche qualche pozione per il suo raffreddore: se non riesce ad alzarsi dal letto, non puo’ nemmeno arrivare al suo calderone, cosi’ ci ho pensato io. Alla sua eta’, vuole ancora preparare tutto a mano e dire che le pozionerie sono tanto comode, trovi tutto quello che ti occorre e, a volte, anche ad ottimi prezzi… Ad ogni modo, tesoro, non attraversare il bosco per raggiungere la casa della nonna o ti imbatterrai nel terribile lupo mannaro che… —

— Lupo mannaro?! — lo interruppe Sirius, improvvisamente interessato — C’e’ un lupo mannaro nel bosco? —

— Si’, e dicono che sia terrificante, un mostro con orecchie lunghe, un naso enorme, un pelo pulcioso e denti gialli ed aguzzi! —

Padfoot penso’ che quella descrizione si avvicinasse piu’ allo stesso Snape che al suo Remus trasformato, ma decise di lasciar perdere quei vaneggiamenti e di correre immediatamente alla ricerca di Moony.

— Aspetta! — lo richiamo’ Snivellus, quando l’Animago apri’ la porta per uscire — E’ ancora fresco fuori… — e senza aggiungere altro, afferro’ una mantellina rossa dall’attaccapanni e l’avvolse intorno al corpo del ragazzo, che non ebbe nemmeno il tempo di protestare.

— Io dovrei camminare con questa cosa?? — si lamento’ Sirius, fissando con orrore il vistoso indumento.

— Non scherzare, so bene che e’ la tua preferita. — gli disse Snape, coprendogli contemporaneamente la testa con il cappuccio — Ecco, ora e’ perfetta… Adesso saluta la tua mamma! — e prima che Sirius potesse comprendere il reale significato delle sue parole, Snivellus lo attiro’ a se’ e lo bacio’ sonoramente su una guancia. — Ora va’ dalla nonna e, mi raccomando, ricorda di non passare per il bosco! —

Quando Snape ebbe richiuso la porta dietro di se’, Padfoot cammino’ come un automa fino alla piu’ vicina fontana, gettando poi, come una furia, la testa ed il volto sotto l’acqua fredda.

— Mi ha baciato… — piagnucolo’, strofinandosi con forza la guancia — Questo viso che appartiene solo a Moony e’ stato violato senza pieta’… Ora capisco cos’ha provato Prongs… e meno male che non era qui a testimoniare questo scempio… giuro che Snivellus non la passera’ liscia quando tornero’… —

Dopo che ebbe finito le sue farneticazioni e dopo aver deciso che soltanto una carezza del suo Remus avrebbe potuto restituire alla guancia il candore che aveva perduto, Sirius asciugo’ capelli e cappuccio con un tocco di bacchetta e, cercando di dimenticare il disgustoso episodio che l’aveva appena visto vittima, si precipito’ in direzione del bosco poco distante, deciso piu’ che mai a ritrovare il suo licantropo.

Non seppe mai se fosse colpa del bacio di Snape o di quel cappuccio rosso, fatto sta che dopo dieci minuti di permanenza in quello strano luogo, Sirius penso’ di aver urgentemente bisogno di un Healer: vide la McGonagall con i capelli sciolti e una frivola tunica azzurrina correre dietro ad un coniglio bianco che sembrava avere molta fretta; fisso’ Frank Longbottom volare su una scopa bianca, alla ricerca disperata di qualcuno che aveva perso una bacchetta di cristallo; scorse sua cugina Andromeda, circondata da un gruppo di cigni bianchi; noto’ Lucius Malfoy, Crabbe e Goyle intorno a delle casette di paglia, di legno e di mattoni; ed infine segui’ con lo sguardo il volo acrobatico di un fin troppo allegro Wormtail (ovviamente non quello vero, ancora al sicuro nella biblioteca di Hogwarts) inseguito da un ridicolo Professor Flitwick, che lo minacciava con uno strano uncino al posto della mano.

Sirius decise di proseguire per la sua strada, intenzionato a non farsi distrarre dal suo proposito di cercare il “terribile” lupo mannaro, ma per quanto si sforzasse di allungare il collo e tendere le orecchie, non riusci’ ad intravedere alcuna sagoma familiare ne’ a captare qualche verso che potesse essere collegato al suo Moony.

Si chiese allora, sbuffando, se la presenza di un lupo mannaro in quel bosco fosse reale o soltanto la diceria di madri desiderose di tenere a freno i propri figli, quando si accorse di una piccola casa solitaria alla fine del sentiero; si affretto’ a raggiungerla, supponendo che fosse quella della nonna che avrebbe dovuto visitare, ma quando vi entro’, la trovo’ completamente immersa nel silenzio. Non sapendo esattamente chi o cosa cercare, Sirius dischiuse con sospetto una delle porte e si ritrovo’ in una camera modesta, che pero’ attiro’ ben poco l’attenzione del ragazzo, completamente concentrata sulla persona che sedeva sul grande letto matrimoniale.

— Moony! —

— Padfoot! —

Sirius volo’ letteralmente accanto a Remus e, senza riflettere, gli afferro’ entrambe le mani con entusiasmo, mentre i lineamenti fino a quel momento contratti dall’ansia si distendevano in un’espressione di pura gioia.

— Ti stavo cercando — disse l’Animago, senza permettere ai suoi occhi di staccarsi da quelli del compagno — In che favola siamo finiti questa volta? —

— Beh, dato il tuo aspetto e dato il mio, direi proprio che e’ “Cappuccetto Rosso”… — gli rispose Remus, ridendo, e solo in quel momento Sirius si accorse che sulla testa del ragazzo sbucavano due piccole orecchie da lupo. — E non sono le sole… — continuo’ Moony, indicando la coda che fuoriusciva dal suo fondoschiena.

Padfoot rise a sua volta ed affondo’ una mano in quel caldo pelo per accarezzarlo: senti’ Remus tremare inspiegabilmente a quel contatto, ma lascio’ che le sue dita corressero avanti ed indietro su quella splendida coda e trattenne il respiro quando vide l’altro chiudere gli occhi e lasciarsi scappare un leggero gemito dalle labbra.

— Peccato che non possa mai farlo quando ti trasformi… — gli sussurro’ lentamente, e Moony fece un salto all’indietro, spaventato dalle conseguenze che la voce e i gesti di Sirius avrebbero potuto arrecare al suo corpo.

— Hai visto James e Lily? — domando’, cercando di cambiare discorso e, soprattutto, di dominare il suo respiro un po’ troppo affannato.

— Pensavo che fossero qui — rispose l’altro scuotendo la testa, ma osservando con interesse la reazione tutt’altro che naturale del compagno. In passato, era riuscito a toccare il pelo di Moony solo come Padfoot, ma la sensazione che provava ora, da umano, era completamente diversa: il pelo che sfiorava le sue dita gli sembrava molto piu’ morbido e caldo, e in un attimo dimentico’ completamente James, la Evans, Hogwarts e quel libro permaloso che minacciava di tenerli per sempre rinchiusi in quel piccolo universo. Sirius si soffermo’ a pensare che, purche’ potesse rimanere con Remus, non gli sarebbe importato di non tornare piu’ indietro, e strinse un po’ piu’ forte la coda del compagno, quasi volesse trattenerlo accanto a se’.

Remus desidero’ che quel momento di forte intimita’ non terminasse mai, ma la paura di scoprirsi troppo e la tensione per quello che avrebbe dovuto fare, di li’ a poco, lo costrinsero a scostare quella mano che lo stava letteralmente bruciando e a prenderla nella propria.

— Ho visto solo Snivellus — Sirius riprese a parlare con una smorfia — Mi ha addirittura baciato… —

— Cosa?! — Remus scatto’ in piedi, lasciando andare la mano di Padfoot, che noto’ con stupore una strana luce negli occhi del compagno. — Cos’e’ che ha fatto?! —

— Suppongo interpretasse mia madre e mi ha dato un bacio sulla guancia. Un’esperienza terribile, credimi… Ho provato a lavarmi con l’acqua, ma quella sensazione appiccicaticcia non viene via… —

Il giovane licantropo si rilasso’ immediatamente e ritorno’ a sedersi accanto a Sirius, che continuava a fissarlo senza capire.

— Mi dispiace, e’ tutta colpa mia… — disse il ragazzo castano, senza guardare l’altro negli occhi — Non credevo che la mia fantasia potesse nuocere cosi’ tanto. Dobbiamo ritornare immediatamente a Hogwarts, cosi’ ci lasceremo tutto questo alle spalle. —

Sirius pose dolcemente due dita sotto il mento di Remus e lo spinse ad alzare lo sguardo verso di lui.

— Non e’ affatto colpa tua. Gli idioti siamo io e James, tu sei venuto a riprenderci e noi dobbiamo ringraziarti per questo. Certo, potevi risparmiarmi il bacio di Snivellus, ma se inconsciamente hai pensato a lui come mia madre… —

Sirius si blocco’ di colpo e Remus sbatte’ piu’ volte le palpebre, cercando di capire perche’ l’amico avesse smesso di parlare e cominciato a fissare il vuoto con espressione indecifrabile.

Sembrava che il ragazzo bruno fosse ancora shockato dalla faccenda di Snape, ma in realta’ stava finalmente cominciando a collegare alcuni fattori sui quali aveva sempre soprasseduto fino a quel momento. Prongs aveva gia’ cercato di farglielo notare: era Remus, col suo subconscio, ad assegnare i ruoli in quelle favole, e come aveva esaudito la richiesta di James, facendolo diventare il mago azzurro, allo stesso modo doveva aver proiettato i suoi desideri in merito agli altri personaggi. Lui era stato Raperonzolo e Remus il mago venuto a salvarlo; Remus era stato la principessa addormentata e lui l’innamorato che la sveglia con un bacio. Perche’ Moony aveva scelto sempre lui? Poteva essere che…

— Sirius, dobbiamo andare avanti o non usciremo piu’ da questa favola. —

Padfoot si riscosse di colpo e fisso’ l’amico come imbambolato, ancora non pienamente certo della fondatezza del suo ragionamento.

— In questa fiaba, Cappuccetto Rosso - che saresti tu - arriva a casa della nonna; in realta’ il lupo l’ha gia’ divorata e… —

— Hai divorato la nonna?! —

Remus colpi’ con forza Sirius dietro la testa, dopo di che continuo’ la sua spiegazione.

— Dicevo, il lupo divora la nonna - quando io sono stato catapultato in questa stanza, non c’era gia’ nessuno – ed aspetta Cappuccetto Rosso, indossando la cuffietta e la camicia da notte della vecchina… —

— Tu non hai la cuffietta… —

— Dettagli, Padfoot… Cappuccetto Rosso arriva… —

— Ma non e’ giusto, io ho dovuto mettermi questa ridicola mantellina! —

— Sirius, se non vuoi rimanere per sempre con quella cosa indosso, chiudi la bocca ed ascolta quello che ti dico!! Giuro che, appena torniamo, ti regalo una museruola! —

— Ma io voglio vederti con la cuffietta… —

— Cappuccetto Rosso vede qualcuno sotto le lenzuola e crede che sia sua nonna.. si’,anche senza cuffietta, Padfoot… Cappuccetto era una ragazzina molto miope, ho deciso cosi’, d’accordo?! —

— Direi molto stupida — aggiunse Sirius, mettendo il broncio, ma Remus lo ignoro’.

— A questo punto Cappuccetto, pur nella sua miopia, nota qualcosa di strano… Ed ora ripeti quello che ti dico: “Nonna, che orecchie grandi che hai…” —

— Vedi che dovevi indossare la cuffietta? —

— Padfoot! —

— Ok, ok — si arrese Sirius, alzando le mani — E’ meglio che la pianti qui, prima che mi arrivi in regalo anche un guinzaglio! —

— Esatto — borbotto’ Moony — Dicevamo: “Nonna, che orecchie grandi che hai…”, poi “Nonna, che occhi grandi che hai…”, ed infine “Nonna, che bocca grande che hai…”. Tutto chiaro? —

Sirius sorrise ed il cuore di Remus accelero’ i suoi battiti, nel momento in cui vide l’amico farsi pericolosamente vicino; il ragazzo bruno accarezzo’ con un gesto leggero le orecchie di lupo e l’altro trattenne il respiro, augurandosi che il compagno non si accorgesse del suo stato emotivo e, soprattutto, della sua pelle d’oca.

— Nonna, che orecchie grandi che hai… — disse Sirius con voce bassa, mentre Moony rinunciava a tenere a freno la corsa del proprio cuore.

— E’… e’ per sentirti meglio, bambina mia… —

— Nonna, che occhi grandi che hai… — continuo’ Sirius, e Remus tremo’ quando senti’ quella mano scendere sulla sua fronte e fermarsi sui suoi occhi socchiusi, sfiorandone le palpebre.

— E’ per vederti meglio, bambina mia… —

— Nonna, che bocca grande che hai… — Le dita sfiorarono le labbra di Moony ed il ragazzo riapri’ gli occhi, lasciando che il suo sguardo si specchiasse nelle bellissime iridi grigie che lo tormentavano, ormai, da piu’ di un anno.

— Perdonami, Sirius… — sussurro’, e senza dare all’altro la possibilita’ di capire per cosa dovesse perdonarlo, poggio’ entrambe le mani sulle sue spalle e lo spinse con forza sul letto, facendolo stendere interamente sotto di lui.

— Moony… — Sirius senti’ il respiro venirgli meno, nel momento in cui noto’ quanto fosse vicino il viso di Remus e quanto il caldo corpo dell’altro premesse insistentemente contro il suo.

— Il lupo divora Cappuccetto… — continuo’ Remus, abbassando il volto fino all’orecchio della sua preda — Ed io conosco un solo modo per divorarti… — e dopo avergli morso sensualmente un lobo, si getto’ sulle sue labbra, reclamandole con foga.

Sirius spalanco’ gli occhi per la sorpresa quando senti’ il respiro di Remus fondersi col suo e la lingua del compagno insinuarsi nella sua bocca, accarezzandogliela famelicamente; il cervello gli si annebbio’ e, senza preoccuparsi del fatto che il cuore avrebbe potuto esplodergli nel petto, circondo’ e strinse con le braccia la vita del ragazzo sopra di lui, mentre la sua lingua spingeva e leccava l’altra in un eguale, urgente bisogno.

Remus emise un gemito e continuo’ a baciare Sirius finche’ l’aria nei polmoni glielo permise, poi si stacco’ leggermente da lui, ansimando, e fisso’ il suo volto acceso con occhi che esprimevano confusione, ma soprattutto attesa.

Padfoot fece risalire una mano lungo la sua schiena fino ad arrivare al collo, passo’ le dita tra i sottili capelli castani e spinse la testa di Moony verso la sua, finche’ le loro labbra non si incontrarono di nuovo. Remus si appiatti’ meglio contro Sirius, ormai completamente perso nel calore di quell’abbraccio, e gli accarezzo’ il viso e le corte ciocche scure, mentre l’altra mano vagava avanti ed indietro sul suo torace.

L’Animago interruppe il bacio, ma non la sua presa, e dopo aver leccato il collo del licantropo, approfitto’ del suo momentaneo stordimento per capovolgere la situazione: facendo leva sui gomiti, riusci’ a sollevarsi leggermente dal materasso e, sempre cingendo Remus per la vita, lo spinse sulle coperte, invertendo le loro posizioni.

— E’ la stessa cosa se e’ Cappuccetto a divorare il lupo? — disse con un filo di voce e, senza aspettare risposta, lascio’ che, ancora una volta, la sua bocca raggiungesse cio’ che piu’ desiderava assaggiare, ossia il collo, il viso e le labbra dischiuse del suo amore.

James richiuse lentamente la porta, senza far rumore, poi si appoggio’ contro di essa e si lascio’ scivolare a terra.

— Incredibile, finalmente ce l’hanno fatta! — esclamo’ con un sospiro di sollievo — Mi chiedevo quanto ancora avrebbero resistito prima di saltarsi addosso come hanno appena fatto… —

— Quindi immagino che questo non serva piu’… — sussurro’ Lily, sedendosi accanto al ragazzo e indicando il fucile che aveva appoggiato contro il muro.

— Direi proprio di no — rispose l’altro, mentre si aggiustava la cuffietta tra i capelli — Quei due si sono guardati platonicamente negli occhi per un anno intero e mi sembra gia’ un miracolo che Remus abbia fatto la prima mossa: credo che gli comprero’ l’intero Honeydukes la prossima volta che andremo a Hogsmead, perche’ finalmente Sirius la smettera’ di coinvolgermi nei suoi appostamenti e nei suoi discorsi interminabili su Remus… —

— Non puoi dire semplicemente che sei felice per loro, Potter? —

James incrocio’ le braccia dietro la testa e sorrise in un modo che Lily non aveva mai notato.

— Sono stra-felice per loro, Evans. Scoprire che la persona che ami ricambia i tuoi sentimenti, e con il tuo stesso ardore, deve essere qualcosa di indescrivibile… — La ragazza abbasso’ lo sguardo, imbarazzata, ma Prongs non parve farci caso. — Chissa’ se vedremo davvero un piccolo Mizar o una piccola Sylvia… Ehi, Evans, hai mai pensato come ti piacerebbe chiamare un tuo futuro ed eventuale figlio? —

— E tu, Potter? —

Lily aveva alzato di nuovo gli occhi, fissandoli in quelli di James, ma stavolta senza astio ne’ rimprovero, ed il ragazzo parve capire meglio perche’ Sirius sembrasse un completo idiota quando si perdeva nello sguardo di Moony.

— Ecco, io… Mi piacerebbe Harry… semplice, conciso ed adatto con il cognome… —

— Harry hai detto? Si’, hai ragione, piace molto anche a me… —

Lily gli sorrise e James penso’ che non ci fosse cosa piu’ bella al mondo.

— Evans, tu… —

Ma il ragazzo non riusci’ a terminare la frase, perche’un nuovo cerchio di luce si apri’ sotto di loro: l’Animago afferro’ la mano della compagna e Lily si strinse inaspettatamente al suo braccio, nascondendo il viso nell’incavo del suo collo.

James dimentico’ immediatamente Sirius, Remus e futuri bambini di nome Harry o Mizar: tutto cio’ su cui riusci’ a concentrarsi, prima di precipitare nel portale, fu soltanto il profumo di Lily.