IV.

La bella addormentata (parte II).

 

— Evans, sei sicura che questa sia la direzione giusta? —

— Non ti fidi della mia magia, Potter? — replico’ Lily, indicando con un gesto del capo la sua bacchetta tesa in avanti. — Il castello si trova a nord-ovest e la bacchetta funge da bussola, per cui e’ impossibile perdersi. —

— E che cos’e’ una bussola? —

La pixie si volto’ appena verso il gufo, che sembrava attendere una risposta con trepidazione, e scrollo’ le spalle.

— Lascia perdere. Ad ogni modo, il castello si trova da questa parte. —

— Ma e’ da un bel pezzo che camminiamo... —

— Non ho mai detto che fosse vicino. — Lily era sul punto di perdere la pazienza. — Prima ci ho messo un bel po’ a trovarlo, ed ero in volo. —

— E una volta arrivati li’, cosa dovremmo fare? —

La pixie si lascio’ scappare un sospiro e si chiese se quell’interrogatorio avrebbe mai avuto fine: Black camminava a pochi passi dietro di loro, ma sembrava totalmente assorto nei propri pensieri, per cui Potter non aveva trovato niente di meglio da fare che torturare lei con una serie di domande a raffica.

— Innanzitutto, trovare Remus. E’ probabile che sia lui la principessa addormentata, anche se mi sembra strano. —

— Perche’ dici questo? D’altronde anche Sirius era nei panni di una ragazza prima... —

— Appunto. E’ Remus, con il suo subconscio, ad assegnarci questi ruoli, e non capisco perche’ si veda in coppia con Black. —

James ammutoli’ e drizzo’ le antenne, ma Lily non parve dar peso alla cosa e prosegui’ la sua spiegazione.

— Magari Remus si sente piu’ legato a lui, oppure si crede semplicemente escluso dal forte affiatamento che esiste tra te e Black e, a livello inconscio, ha cercato un eguale rapporto... —

— Gia’, questa e’ la sua interpretazione delle favole e forse riversa in essa i suoi desideri piu’ nascosti. La faccenda si fa interessante... — James abbasso’ lo sguardo e a Lily parve che fosse immerso in una profonda, quanto per lei incomprensibile, riflessione.

— Che intendi dire? —

— Che forse esiste una possibilita’ che Sirius non debba aspettare ancora un anno e mezzo... —

— Eh? Potter, il tuo cervello si e’ rimpicciolito come la tua stazza? Ma che vai blaterando? —

— Nulla di importante, Evans. Piuttosto, se Remus fosse davvero la principessa, come lo svegliamo? —

Lily lancio’ un’occhiata fugace alle sue spalle, accertandosi che Black non li stesse ascoltando, poi avvicino’ il viso a quello di James, senza rendersi conto che quel gesto avrebbe potuto procurare un infarto al povero pennuto.

— E’ proprio questo il problema. — sussurro’ la pixie all’orecchio del gufo, ormai completamente paralizzato per l’emozione. — Hai detto di conoscere la storia di Biancaneve, vero? Ricordi come il principe spezza il maleficio del morso della mela avvelenata? Per Black sara’ un bel guaio... —

Dovette trascorrere una manciata abbondante di secondi prima che il cervello di James potesse elaborare con attenzione cio’ che aveva udito: il caldo respiro di Lily sulle sue piume aveva interrotto, momentaneamente, le sue funzioni cerebrali e il gufo non si era nemmeno accorto che la pixie e Sirius avevano proseguito, imperterriti, il cammino, lasciandolo indietro di parecchi metri. Quando le sue capacita’ logiche ripresero a lavorare a pieno ritmo, il finale della favola di Biancaneve si fece finalmente strada nella sua mente e, con essa, la consapevolezza che di li’ a poco avrebbe assistito ad uno spettacolo decisamente interessante.

— Ehi, Evans! Dici sul serio?! — grido’ quindi, precipitandosi dietro i suoi amici, ma dopo appena pochi metri fu costretto a bloccarsi per evitare di investire in pieno Sirius, fermo insieme a Lily al centro di una strana radura, circondata da una serie di alberi cavi.

— Ma che succede? —

— C’e’ qualcosa che si muove all’interno di quei tronchi. — sussurro’ Sirius, con la bacchetta gia’ tesa in avanti, pronto a difendersi.

— Crediamo che si tratti di Boggarts. — aggiunse Lily e, senza dare a James il tempo di chiedere altro, si avvicino’ in volo ad uno degli alberi, per trovare conferma alla sua teoria.

Il gufo la segui’ istintivamente, pur sapendo che, senza una bacchetta, non avrebbe potuto esserle di alcuna utilita’, ma prima ancora che riuscisse ad accostarsi alla pixie, uno scarafaggio piu’ grande di lei abbandono’ il tronco e la fronteggio’ minacciosamente.

Riddikulus! — grido’ Lily con un po’ di esitazione, e l’insetto si trasformo’ in un grosso flacone di insetticida babbano con le antenne, prima di sparire alla vista di tutti.

Ottimo colpo, Evans! —

La pixie abbasso’ la bacchetta e si morse le labbra, desiderando che il cielo potesse cadere in quel momento e travolgerla insieme alla sua vergogna. Non c’era niente di male ad odiare gli insetti, anzi molte persone avevano la sua stessa paura, ma per lei sarebbe stato molto meglio affrontare un gigantesco drago piuttosto che mostrare apertamente quella sua debolezza.

— D’altronde — continuo’ James — anche se adesso sono un uccello, non credo che avrei mai avuto il coraggio di beccare e mangiare quell’essere schifoso... —

Al pensiero dello scarafaggio in lotta per la sopravvivenza nella gola di Potter, Lily si lascio’ scappare, suo malgrado, un sorriso, e James si sorprese a pensare che avrebbe potuto sopportare anche mille rifiuti, pur di vedere di nuovo quell’espressione allegra sul volto della ragazza che amava. Ma il momento magico duro’ decisamente poco, poiche’ il sollievo sul viso della pixie si tramuto’ all’improvviso in una smorfia di preoccupazione, quando il suo sguardo incrocio’ qualcosa che si muoveva oltre le spalle di James.

— Lily... — sussurro’ il gufo, notando il pallore della compagna, e quando giro’ la testa per capire chi o cosa avesse osato spaventarla tanto, la medesima espressione di sorpresa mista ad orrore deformo’ i suoi lineamenti, solitamente distesi ed imperturbabili.

Sirius era nei pressi di uno degli alberi cavi e gli dava le spalle; di fronte a lui vi era Remus, vestito con l’usuale tunica nera di Hogwarts, gli occhi scavati da profonde occhiaie e le mani tese in avanti, tremanti ed interamente ricoperte di sangue.

— Assassino. —

La bocca di Remus emise appena un flebile sibilo, eppure tutti furono in grado di udire distintamente la sua voce gelida articolare una simile accusa.

— Assassino. —

Sirius arretro’ di un passo: la sua bacchetta cadde a terra con un piccolo tonfo, ma il ragazzo non si curo’ di raccoglierla.

— Remus... — disse, con voce spezzata — Io non... —

— Remus! — Lily si riscosse di colpo da quella vista inconsueta e cerco’ di precipitarsi in volo verso il ragazzo insanguinato, ma James sollevo’ un’ala e le ostrui’ il passaggio, guadagnandosi un’occhiata di rabbiosa incredulita’.

— Che diavolo fai, Potter? Dobbiamo aiutare Remus! —

Il gufo scosse il capo con espressione talmente seria che persino l’animo battagliero della pixie si raffreddo’ all’istante, lasciando solo una scia di soffocante disagio e preoccupazione.

— Quello non e’ Remus. — James sposto’ l’ala, ma la compagna non oso’ muoversi. — E’ un Boggart. —

Lily strabuzzo’ gli occhi per la sorpresa e torno’ a fissare la scena avanti a se’, dimenticandosi quasi di respirare: Black si era spostato leggermente di lato e si era coperto il viso con le mani per non essere costretto ad assistere a quello spettacolo straziante; Remus era sempre fermo di fronte a lui, il viso rigato di lacrime e la mano sinistra sollevata fino alla bocca, affinche’ la lingua leccasse il sangue che gli colava sul polso.

— Sei un assassino, Sirius. Mi fidavo di te, ti ho affidato il mio segreto... ma tu mi hai tradito. Perche’ sai che sono un mostro e che un mostro ha bisogno delle sue vittime. Sono diventato un assassino, Sirius, e sei stato tu a sporcare le mie mani. — “Remus” sorrise, ma fu un ghigno gelido quello che apparve sulle sue labbra. — Non ti perdonero’ mai. Per quanto tu possa supplicarmi, non dimentichero’ mai in cosa mi hai trasformato. —

Lily continuo’ a fissare la scena con l’espressione di chi stesse vivendo un incubo: Remus avanzava lentamente verso il compagno, e ad ogni passo il sangue sembrava defluire sempre piu’ copiosamente dai suoi palmi, mentre le lacrime tracciavano scie rosse sulle sue guance; Black era rimasto immobile, con il volto sempre nascosto e le spalle piegate in avanti: il corpo era scosso da violenti tremiti e la sua bocca non aveva articolato difesa di fronte a quelle pungenti accuse.

Di qualunque cosa si trattasse, Lily comprese che il ragazzo conosceva molto bene la sua paura.

— Perche’ Remus? — grido’ verso James — Perche’ Black e’ terrorizzato da Remus? Non siete amici? Non siete inseparabili? Dannazione, Potter: perche’ Black ha paura di lui?! —

La pixie aveva afferrato le penne del gufo, strattonandogliele violentemente per ottenere una risposta: una vista cosi’ drammatica ed inaspettata superava abbondantemente le sue capacita’ di comprensione, e James dovette appoggiarsi su un ramo e stringerle forte le spalle con le sue ali, perche’ abbandonasse l’ansia e tornasse a concentrare su di lui la sua lucida attenzione.

— Sirius non ha paura di Remus. — James parlo’ senza la minima esitazione, ma il suo sguardo si incupi’ quando volto’ la testa verso i suoi due amici. — Ha paura di cio’ che lui ha fatto a Remus. —

Lily sgrano’ gli occhi di fronte a quell’affermazione e, un attimo dopo, abbasso’ il capo imbarazzata, ben sapendo di non avere alcun diritto di intromettersi in una faccenda tanto personale. Ma l’altro penso’ che fosse giusto che lei comprendesse, almeno in parte, il significato di quella scena, che il caso le aveva fatto apparire innanzi agli occhi in tutta la sua crudezza.

— E’ accaduto pochi mesi fa. — comincio’, con un tono di voce udibile a stento — Penso che sia giunta anche alle tue orecchie la notizia che Sirius, quest’estate, ha lasciato la casa dei suoi genitori. Per lui era inconcepibile vivere nel modo stabilito dalla sua famiglia: piu’ volte sua madre gli aveva imposto di smettere di frequentare gente “poco adeguata” come me, Remus e Peter, e avrebbe voluto che invece lui condividesse le simpatie dei suoi parenti... verso un altro tipo di “credo”... Sirius non riusciva piu’ a vivere in quella casa ed alla fine e’ scappato, venendo a stare da me. I suoi genitori non si sono fatti piu’ vivi e, un giorno, poco dopo il nostro ritorno a Hogwarts, suo fratello Regulus gli ha fatto gentilmente sapere che ormai per i Black lui era morto e che tutte le sue cose erano state bruciate. Cancellate come se lui non fosse mai esistito. Sirius odiava i suoi, ma un ragazzo di sedici anni che si rende conto di non essere amato da nessuno non puo’ convivere, indenne, con questa consapevolezza. Si convinse che noi tre fossimo gli unici ad averlo accettato e, inconsciamente, divenne molto possessivo, soprattutto nei confronti di Remus. —

Perche’ era la persona di cui si era innamorato, penso’ James, l’unica persona per cui valesse ancora tenere insieme la sua vita e per la quale non si era permesso il lusso di crollare. Quante volte aveva sentito Padfoot ripetere che avrebbe protetto il sorriso di Moony a qualunque prezzo? Perche’ non aveva capito subito che spezzare quel sorriso avrebbe significato rompere la delicata maschera che nascondeva a fatica la disperazione di Sirius?

— In quel periodo Snape non faceva che assillare Remus e, un giorno, quando Sirius lo affronto’, si lascio’ scappare accuse piuttosto pesanti nei suoi confronti. A quel punto, la tensione, che Sirius era riuscito ad ingabbiare fino a quel momento, esplose in maniera devastante, fino a spingerlo a giocare un brutto scherzo a Snivellus, uno scherzo che, purtroppo, si ritorse pesantemente anche contro Remus. —

Quella sera, Snape aveva visto, per l’ennesima volta, Moony allontanarsi con Madame Pomfrey e sparire nei pressi del Whomping Willow; quando si era trovato di fronte Sirius, aveva minacciato di far scoppiare uno scandalo, perche’ ormai era evidente che Lupin partecipasse a riunioni “proibite”, di cui addirittura Dumbledore era al corrente. Il sorriso di Moony stava per essere infranto da una vergognosa bugia, e la mente di Padfoot non riusci’ a sopportarlo.

— Sirius tradi’ la fiducia di Remus e nessuno dei due fu in grado di sopportare quel colpo. Nemmeno io e Peter capimmo le ragioni di Sirius e lui si allontano’ da tutti e tre, devastato dai suoi sensi di colpa. Lo vedevamo unicamente alle lezioni, mangiava da solo e non tornava mai alla torre dei Gryffindor quando c’eravamo anche noi, neppure di notte. Remus fissava il suo letto intatto e non parlava: avrebbe voluto una spiegazione, gli sarebbe bastato anche che Sirius gli chiedesse semplicemente perdono. Gli avevo raccontato come si erano comportati i Black con il loro figlio maggiore e, passata la comprensibile rabbia dei primi giorni, Remus desiderava soltanto stare con Sirius perche’ potessero chiarirsi. Niente avrebbe potuto fargli dimenticare quanto Sirius avesse fatto per lui in passato e con quanta sincerita’ gli era sempre stato accanto nei momenti peggiori: voleva solo una spiegazione, ma Sirius era inavvicinabile. E spesso introvabile. —

Padfoot aveva sottratto la Marauder’s Map, e nessuno dei suoi tre amici era stato in grado di capire, per parecchi giorni, dove il ragazzo si rifugiasse. Fu Moony a pensare alla Shrieking Shack e fu Moony ad insistere perche’ gli altri lo lasciassero andare li’ da solo.

— Remus capi’ quale fosse il nascondiglio di Sirius e, quando finalmente lo raggiunse e gli disse che lo avrebbe sempre perdonato, qualunque cosa avesse fatto, Sirius pianse. –

Era stato lo stesso Padfoot a raccontarglielo, qualche tempo dopo: quando era entrato nella vecchia stamberga, Moony gli aveva sorriso di nuovo e Sirius aveva fatto crollare definitivamente la sua maschera.

Aveva pianto tra le braccia di Remus: aveva pianto per sua madre, per l’affetto che non aveva mai ricevuto, per gli amici che credeva di aver perso. Aveva pianto per la fiducia tradita e per un amore non corrisposto.

Aveva pianto per aver quasi sporcato il candore del suo angelo.

— Il rapporto tra noi quattro fu ricucito e le cose tornarono alla normalita’. Ma la spina nel cuore di Sirius non fu mai estratta completamente, e la ferita adesso torna a sanguinare. —

Durante quel suo lungo racconto, James non aveva fissato gli occhi di Lily neppure per un istante: la pixie sapeva che c’era molto di piu’ dietro quelle parole, ma capiva anche che quella era l’unica spiegazione che l’altro fosse disposto a concederle. Non ricordava di aver mai visto Potter con un’espressione cosi’ seria, e il dolore di un’amicizia quasi infranta sembro’ contagiare anche il suo animo: la sofferenza di chi viene tradito, la disperazione del colpevole, la tristezza di coloro che possono solo assistere, impotenti, al precipitarsi degli eventi erano sensazioni di cui non si sentiva abbastanza degna, nonche’ memorie troppo delicate perche’ potessero essere condivise.

— Quindi a Black e’ rimasta la paura di perdere il suo amico. E’ questo cio’ che rappresenta quel Boggart, vero Potter? —

Finalmente James si volto’ a guardarla e, nonostante avesse ancora le sembianze di un gufo, a Lily parve di leggere rabbia nei suoi piccoli occhi, rabbia e frustrazione per non poter essere d’aiuto a coloro che amava.

— Sirius sa che Remus l’ha perdonato. Ma, a volte, fare i conti con noi stessi e’ una prova troppo difficile da superare. Sirius non ha paura di perdere la sua amicizia. Ha paura di aver sporcato il suo angelo. —

La pixie non commento’: le parve che Potter avesse parlato piu’ che altro a se stesso e comprese che non avrebbe potuto intromettersi oltre in rapporti che avevano gia’ dovuto sopportare una spettatrice inaspettata.

Il suo sguardo torno’ quindi a posarsi sui due ragazzi che si confrontavano a pochi metri di distanza: Black era scivolato a terra, in ginocchio, e la sua figura piegata sembrava spaventosamente piccola in confronto al Boggart che, ritto innanzi a lui, lo sovrastava come un boia con il suo condannato. Lily soffoco’ un grido, quando le mani macchiate di Remus sfiorarono il corpo tremante dell’altro, ma le ali del gufo, ancora ben salde intorno alle sue spalle, le impedirono di volare verso la creatura e fronteggiarla per distruggerla.

— Potter! — esclamo’, incredula — Non possiamo stare fermi a guardare o Black finira’ per impazzire! —

— Non spetta a noi intervenire. Nessuno puo’ cancellare il suo senso di colpa, Lily. Nessuno, oltre se stesso, puo’ lottare contro i fantasmi della mente. Io... non posso fare nulla. —

La pixie smise di agitarsi per liberarsi dalla presa e, ancora una volta, si stupi’ dell’espressione di Potter: come Black si sentiva in colpa per aver tradito un amico, cosi’ lui si sentiva colpevole per non aver potuto aiutare i suoi compagni. Ma nessuno di loro si curava di nascondere quelle debolezze.

Forse cominciava ad intravedere cosa Remus avesse scorto di cosi’ insostituibile dietro le loro maschere di arroganza e presunzione.

Il gufo allento’ la stretta sulle sue spalle, ma lei non si mosse e concentro’ l’attenzione sui due ragazzi: il Boggart con le sembianze di Remus si era inginocchiato di fronte alla sua vittima, le aveva afferrato i polsi e le aveva allontanato le mani dalla faccia, affinche’ fissasse gli occhi dell’amico che aveva tradito.

Black piangeva.

Lily vide Potter irrigidirsi e capi’ che, a dispetto delle sue parole, il gufo si stava sottoponendo ad uno sforzo enorme per evitare di precipitarsi accanto al compagno e liberarlo da quella tortura.

— James... —

Non si accorse di averlo chiamato per nome. Strinse le sue piume in un goffo tentativo di dargli conforto, ma non capi’ se lui se ne fosse reso conto.

Black libero’ una mano dalla stretta del Boggart e l’appoggio’ delicatamente sul viso di Remus, accarezzandoglielo come se volesse cancellare le lacrime rosse.

Sorrise, e sia Lily che James trattennero il respiro.

— Anche se tu mi hai perdonato, io non riesco a perdonare me stesso. Ma quella notte in cui sei venuto a cercarmi, hai detto di aver bisogno di me. Nonostante quello che ti avessi fatto, hai detto che non avresti sopportato l’idea di perdermi, ed io non posso deluderti di nuovo. Non permettero’ che tu pianga ancora. Ti voglio bene, Remus. —

La voce tremo’, ma l’espressione rimase ferma e gli occhi non abbandonarono la visione di quel tormento neppure per un istante. La mano di Sirius si allontano’ dalla guancia di Moony e raccolse la bacchetta da terra, con un gesto lento e ponderato.

Riddikulus! — grido’ con tono nuovamente fermo, e di colpo Remus si trasformo’ in un adorabile peluche di se stesso, con coda ed orecchie da lupo ed un grosso libro sotto il braccio.

Lily sbatte’ le palpebre, perplessa, ma non riusci’ a trattenere una smorfia divertita; anche James si rilasso’ ed avrebbe sicuramente sorriso per il sollievo, se il suo becco glielo avesse permesso.

— Ehi, amico! — disse poi il gufo, precipitandosi verso il ragazzo, che si era rimesso in piedi subito dopo la scomparsa del Boggart. — Avevi intenzione di farci stare in pensiero ancora a lungo? —

— Hai per caso dubitato di me? — rispose Sirius, piegando le labbra in un ghigno compiaciuto.

James scosse il capo ed abbasso’ la voce, affinche’ Lily non udisse.

— Se ti fossi perso, avresti lasciato di nuovo Moony da solo. E questo pensiero, per te, e’ piu’ forte di qualunque paura. —

Lo sguardo di Sirius si addolci’, ma subito dopo il ragazzo abbasso’ gli occhi imbarazzato e fisso’ la bacchetta alla cinta.

— Vogliamo andare? — disse poi, rivolgendosi ai due compagni, e Lily si alzo’ in volo annuendo, non desiderando che Black notasse troppo la sua inopportuna presenza a quell’orribile spettacolo.

Ma Sirius non le chiese nulla.