II.

Raperonzolo (parte II)

 

Sirius camminava a passo sostenuto e, di tanto in tanto, lanciava gelide occhiate al gufo dal piumaggio arruffato, appollaiato sulla sua spalla.

— Ti rendi conto che e’ tutta colpa tua? —

— Si puo’ sapere cosa c’entro io? — sbraito’ James — Come potevo immaginare che Snivellus mi avrebbe applicato questo collare? Se soltanto avessi la mia bacchetta... —

— Nessuno avra’ niente di niente! — tuono’ alle loro spalle la sgradevole voce di Severus Snape, vestito con un abito nero da vecchia babbana e con una borsa grossa e logora che gli pendeva da un braccio — Se non tenessi prigioniero il tuo animaletto, non ti faresti molti scrupoli a scappare, mia cara Raperonzolo... Da oggi in poi vivrai con me, grazie alla promessa dei tuoi genitori: ma niente bacchette, niente calderoni e niente aggeggi volanti! — e cosi’ dicendo, colpi’ la schiena di Sirius con la punta del bastone della scopa che aveva in mano e, contemporaneamente, tiro’ con forza la corda cui era legato il collare di James, portandolo quasi al soffocamento. — Ora camminate! —

— Aspetta solo che mi liberi... — sibilo’ il giovane Potter, riprendendo fiato.

— Ehi Prongs, ma credi che anche Snivellus sia caduto nel libro di Moony? —

— Da come si comporta, ne dubito. Suppongo che sia proprio uno dei personaggi di questa fiaba, come Dumbledore e la McGonagall. D’altronde, continuano tutti a chiamarti Raperonzolo... —

— Che nome assurdo! — Il viso di Sirius si contrasse in una smorfia di disgusto — E sai di che parla questa favola? —

— Da quello che vedo, tratta di una delicata fanciulla costretta a vivere con una vecchia acida, a causa di chissa’ quale promessa fatta dai suoi arzilli genitori... —

— Divertente, Prongs! E hai idea di come finisca? —

Il gufo scosse la testa, ma prima che potesse aggiungere qualcosa, la fastidiosa voce di Snape intimo’ ad entrambi di fermarsi; Sirius si guardo’ finalmente intorno e noto’, con meraviglia, di trovarsi ai piedi di una torre molto alta, apparentemente senza porte e con una sola finestra sulla cima.

— Prendi! — gli ordino’ Snivellus, lanciandogli la scopa — Dobbiamo salire fin lassu’ ed io non so usare questo aggeggio! —

— Ma non avevi detto “niente scope”? — s’intromise James, che per nessuna ragione al mondo avrebbe perso l’occasione di canzonare la sua vittima preferita.

Il viso di Snape divenne livido per la rabbia ed il Potter-pennuto si sarebbe trovato pericolosamente vicino al soffocamento per la seconda volta, se Sirius non avesse attirato l’attenzione su quella strana costruzione.

— Perche’ dobbiamo usare la scopa? Non esistono porte o scale? —

— Questa e’ casa mia! — quasi ruggi’ l’altro — Prima ci abitava uno stupido mago che, avendo una di quelle — preciso’, indicando la scopa — ovviamente non aveva bisogno di porte! —

— Stai forse ammettendo di avermi rapito solo per entrare in casa tua?—

— SALI SU QUELLA DANNATISSIMA COSA!!! —

Temendo una nuova reazione vendicativa su James e maledicendo il fatto di non poter avere una bacchetta a disposizione, Sirius monto’ sulla scopa, sopporto’ i goffi tentativi di Snape di posizionarsi alle sue spalle e, finalmente, riusci’ a volare fino all’altezza della finestra.

— Un’invenzione del diavolo! — borbotto’ Snivellus, mentre si catapultava letteralmente sul pavimento; Sirius avrebbe approfittato volentieri di quell’occasione per scappare, ma il collare ancora stretto intorno alla gola di James lo costrinse a rinunciare al tentativo. Scese a sua volta dalla scopa e sul suo volto apparve una smorfia di disgusto, non appena osservo’ meglio la stanza in cui erano capitati. Sembrava che fosse disabitata da anni: c’era polvere dappertutto, i mobili cadevano in pezzi, rovinati dai tarli, e agli angoli del soffitto e del pavimento le ragnatele sbucavano come funghi.

— Sapevo che la pulizia non era il tuo forte, Snivellus, ma non pensavo che arrivassi a tanto! —
Snape gli strappo’ in malo modo la scopa dalle mani e la spezzo’ in due con un colpo secco, al chiaro scopo di impedire la fuga ai due ostaggi.

— Io qui non ci ho mai abitato, visto che non potevo salirci! E sicuramente voi due non potrete piu’ scendere. Adesso fa’ il tuo dovere e pulisci! — sbraito’, prima di lanciare un secchio ed uno straccio contro Sirius.

— In altre parole, ti serviva una cameriera... — commento’ allegro James, mentre il suo migliore amico gli lanciava occhiate omicide.

— Ovvio, a cos’altro avrebbe potuto servirmi la figlia di due stupidi maghi? — rispose Snape malignamente, mentre afferrava il fastidioso gufo e lo infilava nella gabbia, nascosta fino ad un attimo prima nella grossa borsa che aveva trascinato con se’. — Senza bacchetta non potrai aprire la gabbia, e senza scopa non potrai scendere da questa torre. Rimarrai mia serva per sempre... —

Sirius fu seriamente tentato di dimostrargli che avrebbe potuto conciarlo per le feste anche solo con il secchio, e che niente poi gli avrebbe impedito di rubare la chiave della gabbia, ma prima che potesse alzare il braccio armato e mettere in atto il suo piano, Snivellus disse qualcosa che lo blocco’.

— Ora allunga la tua treccia, cosi’ potro’ calarmi giu’. —

— Che cosa?!? —

 

———

Quando apri’ di nuovo gli occhi, Remus si senti’ come se un intero gruppo di centauri avesse galoppato sul suo corpo: si alzo’ in piedi a fatica ed impiego’ qualche secondo prima di ricordare dove si trovasse e quale fosse il suo compito.

— Lily! — grido’ improvvisamente, non scorgendo la sua amica accanto a se’, ed un mormorio indistinto proveniente dal basso lo indusse ad inginocchiarsi per cercare di capire quale fosse esattamente la fonte di quel lamento. Stesa sul terreno, tra cespugli di erba alta e margherite dai petali bianchi e gialli, stava una minuscola ed esile pixie. Piu’ esattamente, una pixie dalle sembianze di Lily.

— Lily! — la chiamo’ il ragazzo, prendendola tra le mani con delicatezza e sfiorandole leggermente il viso con la punta del dito per provare a svegliarla.

— Re-Remus? — La fanciulla apri’ gli occhi quasi di malavoglia e si stropiccio’ energicamente le palpebre per cercare di mettere a fuoco la figura innanzi a lei. Quando riusci’ finalmente a sedersi e a sollevare lo sguardo verso il compagno, un urlo strozzato fu tutto cio’ che la sua gola riusci’ ad emettere.

— REMUS! SEI... SEI UN GIGANTE! —

— Ehm... no, Lily... Veramente sei tu ad esserti rimpicciolita... —

La ragazza lo guardo’ come se fosse impazzito, poi fisso’ le proprie braccia, le gambe e la schiena, dalla quale fuoriusciva una coppia di ali azzurrine.

— Per Merlino, mi sono trasformata in una pixie!! —

— Gia’. — confermo’ Remus con voce perplessa, ma il suo stupore aumento’ considerevolmente quando, alzata una mano per scostare una ciocca di capelli dalla fronte, scopri’ qualcosa di strano poggiata sulla sua testa. Tasto’ con le dita e con il palmo quella massa semi-rigida, finche’ non si rese conto che si trattava di un cappello: un tipico cappello appuntito da mago, con una grossa piuma che sbucava lateralmente dalla falda. Sorpreso, fece vagare lo sguardo sul resto del suo abbigliamento e fu soltanto in quel momento che si rese conto di indossare una tunica azzurra, dal taglio elegante e dalla fattura pregiata, nonche’ un mantello dello stesso colore, fissato alle spalle da due borchie d’oro, sulle quali spiccava, in rilievo, lo stemma di qualche strana casata.

Lily lo squadro’ dall’alto in basso senza parlare, poi batte’ le ali sulla sua schiena e si alzo’ in volo, portandosi al livello degli occhi del compagno.

— Sai, credo che tu sia finito nei panni della figura chiave di ogni favola babbana: il principe azzurro che, nella tua versione, e’ diventato il mago azzurro... divertente! —

— Non mi sembra il caso di scherzare — ribatte’ Remus, per nulla convinto. — E poi, perche’ mai dovrei interpretarlo proprio io? —

— Forse perche’ e’ cosi’ che tu ti vedi. — spiego’ Lily, mentre l’espressione dell’altro diventava sempre piu’ allibita — In fondo questo libro avresti dovuto scriverlo tu e, dal momento che avevi gia’ riempito alcune pagine di appunti, evidentemente le favole si stanno formando secondo la tua immaginazione. Tutto quello che vediamo e’ una proiezione della tua volonta’ e, a quanto pare, tu stesso ti sei immedesimato nel principe di questa storia. —

Remus aveva ascoltato la spiegazione della piccola pixie a bocca aperta e, quando i vari elementi si furono finalmente connessi nel suo confuso cervello, si copri’ il viso con una mano per cercare di nascondere l’imbarazzo che l’aveva assalito. Se lui si vedeva come il principe, non occorreva una grossa immaginazione per indovinare chi fosse finito nei panni della sua Raperonzolo... ed era certo che Sirius non ne sarebbe stato per nulla contento.

— Remus? Dobbiamo andare a cercare gli altri, lo hai dimenticato? —

— Eh? — trasali’ Moony — Ah si’, certo... Credo che dovremmo dirigerci alla torre di Raperonzolo, se vogliamo che la fiaba prosegua. —

— Pensi che Potter e Black siano li’? —

— Qualcosa mi dice di si’ — farfuglio’ il ragazzo, mentre si rimetteva in piedi — Almeno Padfoot... — aggiunse mentalmente, mentre il rossore che aveva acceso le sue guance non accennava a scomparire.

Nel frattempo, in una stanza scura ed impolverata, Sirius era inginocchiato a terra, cercando di disincrostare a fatica il pavimento.

— Aspetta solo che gli metta le mani addosso... —

— Sai, Padfoot... Non credevo che tu fossi un Metamorphmagus. — commento’ James, comodamente sdraiato all’interno della sua gabbia.

— E non lo sono, infatti! La figlia appena nata di mia cugina Andromeda lo e’, non certo io! Quando avevo cinque anni, quell’arpia di mia madre mi ha rasato la testa per punizione e mi ci sono voluti piu’ di due mesi perche’ i capelli ricrescessero ad una lunghezza decente. —

— Eppure sei riuscito ad allungare la tua treccia e Snivellus l’ha usata come corda per calarsi giu’. —

— Non me lo ricordare! Sembra cosi’ magro, eppure e’ pesantissimo. Ho ancora il mal di testa! E tu... — aggiunse, notando che il compagno aveva cominciato a lisciarsi pigramente le ali — Invece di comportarti come se fossi in vacanza, cerca di pensare ad un modo per andarcene da qui! —

— Non appena Snivellus ritorna, gli colpisci la testa con il secchio e gli sottrai la chiave. Piu’ semplice di cosi’... —

— Non farla tanto facile! Conoscendolo, avra’ infilato la chiave nelle mutande, ed io non ho alcuna intenzione di frugare li’! —

— Se si trattasse di Moony, non ti faresti tanti problemi. —

Sirius uso’ lo straccio che aveva in mano per colpire violentemente la gabbia, e James quasi sbatte’ la testa contro le sbarre per l’urto.

— Primo, non paragonare piu’ Moony a Snivellus! Secondo, io non colpirei mai Moony con un secchio! Terzo... no, non mi farei molti problemi a frugare, se lui fosse d’accordo! —

Prongs lo fisso’ con espressione complice, poi incrocio’ le ali sul petto.

— Non potrai mai sapere se lui e’ d’accordo, se non glielo chiedi. E se non glielo dici, potrebbe essere qualcun altro o qualcun’altra a frugarlo, ci hai mai pensato? —

Sirius apri’ la bocca per ribattere, ma una voce indistinta, proveniente dai piedi della torre, blocco’ sul nascere la sua intenzione.

— Raperonzolo, cala la tua treccia! —

— Quel bastardo e’ tornato! — sibilo’ il ragazzo, gettando via lo straccio con un gesto di stizza — E se lo facessi cadere mentre sta salendo? —

— Bella idea, Padfoot! Cosi’ come la recuperiamo piu’ la chiave? —

— STUPIDA SERVA, VUOI ALLUNGARE QUEI DANNATI CAPELLI?! —

Snape comincio’ ad inveire ad alta voce, certo di essere lontano dal centro abitato ed ignaro che, invece, due paia di occhi lo stavano osservando con divertita curiosita’.

— Incredibile, chi avrebbe mai pensato che Severus Snape potesse essere la terribile babbana che imprigiona Raperonzolo? Ne hai di immaginazione, Remus... — disse Lily, mentre spostava le foglie del cespuglio dietro al quale si erano nascosti, cosicche’ potesse vedere meglio.

— Deve trattarsi del mio subconscio... — rispose il ragazzo, senza celare una nota di sorpresa nella voce. — E, a quanto pare, avevo ragione a voler venire qui: ci deve essere qualcuno nella torre... —

— Guarda, Snape sta usando quella lunga treccia come corda, proprio come nella favola. Aspettiamo che vada di nuovo via, prima di salvare Raperonzolo? —

— Certo. Se apparissimo mentre e’ ancora su, potrebbe far qualcosa a Sirius e James, e non so se in questo momento siano in grado di difendersi. —

— Io pero’ non ho ancora capito perche’ credi che Potter e Black siano li’: da quel che ricordo, solo la ragazza dovrebbe essere rinchiusa nella torre. —

Remus evito’ di spiegarle che la sua immaginazione aveva lavorato troppo e che il problema era costituito proprio da quella “docile fanciulla” tenuta prigioniera, per cui si limito’ a fissare la torre senza rispondere, in attesa di veder comparire di nuovo Snivellus.

Dopo pochi minuti appena, Snape si calo’ giu’ velocemente e, dopo essersi accertato che la treccia venisse ritirata e sparisse al di la’ della finestra, si allontano’ in fretta, con la solita espressione truce dipinta sul volto.

Remus fece un cenno a Lily con la mano, e la strana coppia si avvicino’ di soppiatto ai piedi della torre, guardandosi attentamente intorno per assicurarsi di essere soli.

— Io posso volare fin lassu’. — disse Lily, comodamente seduta sulla spalla del giovane mago azzurro — Ma tu come farai? Un incantesimo di levitazione? —

— Seguiro’ la favola. — asseri’ l’altro con un sorriso enigmatico e, dopo aver gettato un’ultima occhiata alle sue spalle, accosto’ le mani ai lati della bocca e grido’. — Raperonzolo, cala la tua treccia! —

Immediatamente, una folta massa di capelli neri intrecciati si paro’ innanzi agli occhi di Remus, e il ragazzo allungo’ la mano quasi con timore, memore dell’ultimo anno trascorso a fantasticare sulla sensazione che le sue dita avrebbero provato nell’accarezzare le morbide ciocche di Sirius.

La salita fino alla finestra sulla cima, pero’, si rivelo’ piu’ difficile di quanto immaginasse: all’altezza di meta’ torre, infatti, la treccia comincio’ ad ondeggiare pericolosamente a destra e a sinistra, e Remus dovette aggrapparsi saldamente ai capelli per evitare di cadere. In quelle condizioni, era pero’ impossibile continuare ad avanzare e, in piu’, uno spiacevole senso di nausea aveva cominciato a tormentare lo stomaco del ragazzo, che maledisse mentalmente Sirius e la sua voglia irrefrenabile di tormentare Snivellus.

— Ora vado su e gliene dico quattro a quella stupida! — si adiro’ Lily, quando noto’ la faccia verdognola dell’amico.

— La-lascia stare, Lily. Sicuramente stara’ pensando che io sia il suo carceriere, e’ comprensibile... Risolveremo in un altro modo: d’altronde, l’autore di questo libro non sono forse io? — e, tenendosi saldamente alla treccia con un braccio, utilizzo’ l’altra mano per sfoderare la bacchetta dal fianco e puntarla verso un punto imprecisato in lontananza. — Accio scopa!

Lily si volto’ verso la direzione indicata dalla bacchetta e, all’improvviso, vide una scopa completamente bianca dirigersi a tutta velocita’ verso la torre e fermarsi proprio di fronte a loro.

— Che razza di mago azzurro sarei, se non cavalcassi il mio bianco destriero? — commento’ Remus sorridendo, mentre afferrava la scopa e vi saliva sopra con un sospiro di sollievo.

Allo stesso tempo, Sirius senti’ la propria testa farsi sospettosamente piu’ leggera e, dopo aver accorciato la treccia grazie alle sue misteriosi doti di Metamorphmagus, si affaccio’ alla finestra, sperando di aver procurato almeno una piccola caduta a quell’odioso Snivellus. Ma quando mise fuori il capo per godersi lo spettacolo, l’espressione spavalda e vittoriosa abbandono’ il suo volto: fermo innanzi a lui, a cavallo di un’elegante scopa tutta bianca, il suo Moony gli stava rivolgendo un sorriso dolcissimo, e in quel momento Sirius ebbe l’impressione che il sole fosse finalmente giunto ad illuminare quella stanza e a riscaldare il suo cuore.

— Sapevo che ti avrei trovato qui. — disse Remus, mentre si avvicinava alla finestra per entrare. Il cervello di Sirius non riusci’ a formulare alcun pensiero logico e il suo corpo si limito’ a spostarsi per permettere al suo amico di passare; Moony atterro’ elegantemente e, dopo essere sceso dalla scopa, lascio’ che i suoi occhi incontrassero nuovamente quelli di Padfoot, ancora troppo sconvolto per rendersi conto che cio’ che aveva di fronte era la realta’ e non una semplice visione.

— Re-Remus?! —

— Black, ma sei davvero tu?! — Una strana pixie volo’ di fronte al suo viso e si fermo’ a pochi centimetri dal suo naso, distogliendolo per un attimo dalla contemplazione di Moony. — Tu sei Raperonzolo? —

— EVANS! —

Sia Lily che Remus si voltarono, spaventati, nella direzione di quella voce improvvisa, ed entrambi dovettero sbattere piu’ volte le palpebre, prima di riconoscere colui che si celava nel corpo di quel gufo con le piume arruffate.

— Potter?! — La pixie si avvicino’ alla gabbia con cautela e squadro’ il pennuto dall’alto in basso, focalizzando la sua attenzione sugli occhi. — Come ti sei conciato? —

— Beh, anche tu sei diversa da come ti ricordavo... — scherzo’ James, facendole l’occhiolino. — Ma grazie lo stesso per essere venuta a salvarmi! — aggiunse quasi gridando e, contemporaneamente, allargo’ le ali per abbracciare la minuscola creatura. La foga gli aveva, pero’, fatto dimenticare di essere ancora chiuso in gabbia e quando Lily lo vide urtare contro le sbarre, annoto’ mentalmente quella situazione come possibile incantesimo da sviluppare in futuro per bloccare la avances di Potter.

— Non sono venuta certo per te, ma per aiutare Remus a tirarvi fuori di qui! —

— Allora siete davvero voi? — Sirius sembro’ riscuotersi dallo stato di torpore e mutismo in cui era caduto e si avvicino’, titubante, a Moony, toccandogli un braccio. — Non siete personaggi di questa favola? —

Remus gli sorrise e poggio’ una mano sulla sua, stringendogliela come per rassicurarlo.

— Quando avete insultato il mio libro, lui si e’ offeso e vi ha trascinato nella sua dimensione. Anche io e Lily ci siamo fatti risucchiare: Peter ci ha spiegato che l’unico modo per uscire di qui e’ seguire tutte le vicende delle fiabe e, dal momento che voi non le conoscete, abbiamo pensato che avreste potuto aver bisogno di una mano. —

Sirius trovo’ estremamente difficile comprendere la spiegazione dell’amico: la sua mente era quasi annebbiata dal calore che le dita di Moony stavano trasmettendo al suo corpo e i suoi occhi non volevano saperne di staccarsi dalla sua figura, resa ancora piu’ elegante dalla tunica di seta e da quel cappello azzurro, che faceva risaltare i riflessi dorati dei suoi capelli. Quando si era innamorato cosi’ profondamente da notare tutti quei dettagli?

Remus, dal canto suo, dovette invece fare uno sforzo sovrumano per evitare di scoppiare a ridere proprio in faccia al suo migliore amico: con quella tunica rosa e quel fiocco enorme che gli sbucava dalla schiena, Sirius non incarnava esattamente l’immagine della grazia, e Lupin considero’ che lo avrebbe preferito in ben altre vesti... o forse addirittura senza, ma quello era un pensiero che avrebbe dovuto evitare di esprimere ad alta voce...

— Remus, sembri il principe azzurro venuto a salvare la sua bella! — scherzo’ James, prontamente ripresosi dalla botta contro le sbarre.

Moony arrossi’ di colpo e lascio’ andare la mano di Sirius, rompendo contemporaneamente anche quel gioco di sguardi, iniziato nel momento in cui Padfoot si era affacciato alla finestra della torre.

— E tu come conosci il principe azzurro? — chiese Lily, decisamente meravigliata.

— Evans, Evans... non sono cosi’ digiuno di favole babbane, come credi. Mia madre adorava “Biancaneve e i sette nani” e non faceva che leggermela, quando ero bambino. — asseri’ James, con un certo orgoglio. — Remus e’ proprio un principe perfetto, non trovi? —

Sirius desidero’ strozzare il gufo impiccione in quello stesso istante: Prongs conosceva molto bene i suoi sentimenti per Moony (che razza di migliore amico sarebbe stato altrimenti?) e, nonostante  all’inizio ne fosse stato un po’ imbarazzato, si era poi calato seriamente nel ruolo del consulente sentimentale, senza risparmiarsi battute allusive e piani “alla Marauder” per farli finire insieme. Ma la paura di costringere Remus ad affrontare qualcosa che non desiderasse non aveva permesso ai tentativi di James di valicare i limiti dei soliti scherzi, cosi’ Moony non si era mai reso conto di quanto fosse profondo l’affetto di Sirius nei suoi confronti.

— Vogliamo scappare ora? — Lily richiamo’ generale l’attenzione su di se’ e, dopo aver afferrato la sua bacchetta (ovviamente rimpicciolita per adeguarsi alla sua nuova taglia di pixie), la punto’ con decisione verso la gabbia. — Alohomora!

La porticina si spalanco’ immediatamente e James volo’ fuori, puntando senza indugio verso la sua salvatrice per stringerla in un abbraccio di ringraziamento; Lily si era, pero’, gia’ accomodata sulla spalla di Remus, procurandosi le occhiate inspiegabilmente seccate di Black, e dopo aver accavallato le gambe ed incrociato le braccia sul petto, blocco’ con il semplice sguardo ogni tentativo di avvicinamento da parte dell’invadente pennuto.

— Lily ha ragione, dobbiamo andarcene prima che torni Snivellus. — sottolineo’ Remus, prendendo posto a cavallo della sua scopa. — Sirius, ovviamente tu verrai con me. James puo’ volare fino a terra, giusto? —

Padfoot non se lo fece ripetere due volte: sollevo’ a fatica l’ingombrante tunica, ringraziando Merlino per i pantaloni che aveva continuato ad indossare, e si sedette sulla scopa, proprio dietro il suo amico. Solo pochi centimetri separavano il suo corpo da quello di Moony, e Sirius pote’ avvertire distintamente tutto il calore che quella vicinanza comportava: circondo’ la vita del compagno con le braccia e si tese istintivamente verso di lui, annullando con un semplice gesto quella distanza fisica che stava diventando quasi dolorosa. Il cuore di Remus diede un balzo, quando avverti’ quel dolce peso poggiarsi contro la sua schiena, ed il ragazzo non riusci’ a resistere alla tentazione di voltare il capo, nel momento in cui un caldo respiro sfioro’ la base del suo collo.

— Tieniti forte. — disse a voce piu’ bassa del solito, ben sapendo che quella raccomandazione sarebbe stata superflua per uno come Sirius, che sapeva volare egregiamente. Ma quelle parole, che sottintendevano ben altro significato, erano uscite da sole nel momento in cui i suoi occhi avevano incrociato le iridi grige dell’altro, e Padfoot non riusci’ nemmeno ad annuire, troppo preso dai loro visi che si sfioravano piu’ del necessario per appartenere a due semplici amici.

— Insomma, Black! — Lily si alzo’ in piedi sulla spalla di Remus e schiaffeggio’ la punta del naso di Sirius, costringendolo ad allontanarsi bruscamente dalla fonte del suo calore. — Piantala di respirare cosi’ pesantemente, non riesco a stare seduta! —

Il giovane stava per ribattere che lei avrebbe potuto tranquillamente volare fino a terra, ma Remus blocco’ ogni focolaio di discussione, alzandosi in aria con la scopa ed abbandonando finalmente la strana torre insieme ai suoi amici.

— Ed ora che si fa? — James rivolse la domanda a Lily, augurandosi di poter intavolare un discorso con la ragazza di cui era innamorato, ma lei non lo degno’ di uno sguardo ed aspetto’ che Remus e Sirius toccassero terra e scendessero dalla scopa, prima di prendere la parola.

— Le cose non sono cosi’ semplici. Se queste fossero delle normali favole babbane, non avremmo problemi, ma dobbiamo considerare che l’intenzione di Remus era quella di modificarle, per cui il libro ci sta facendo vivere delle storie diverse e... —

— Io volevo “adattarle”, non trasformarle radicalmente! — l’interruppe Moony.

— Evans, non la starai prendendo alla larga soltanto per dirci che non hai idea di cosa fare adesso? — ribatte’ Sirius, con tono volutamente acido. Il ragazzo non riusciva a sopportare che Lily potesse sedere tranquillamente sulla spalla del suo Moony ed osservare da vicino le sue labbra perfette: avrebbe dato qualsiasi cosa pur di stare accanto alla persona dei suoi desideri in quel modo, invece di essere infagottato in una ridicola tunica rosa, che di certo non avrebbe aumentato le sue probabilita’ di successo con Remus.

— Tu e Potter siete proprio degni compari, Black! — replico’, stizzita, Lily — Nella favola originale, Raperonzolo non riesce a scappare, perche’ la sua carceriera scopre la tresca con il principe, le taglia la treccia e la relega in un deserto. Quando il principe torna alla torre, non trova piu’ la sua amata e, per la disperazione, si getta dalla finestra, accecandosi a causa delle spine su cui cade... —

— Non permettero’ mai che Remus venga ferito! —

— Dannazione, Black! Quello che voglio dire e’ che... —

— REMUS, ATTENTO! —

L’urlo acuto di James giunse un istante troppo tardi.

Snape era apparso all’improvviso alle spalle di Lupin e gli si era avventato contro, stringendogli un braccio intorno al collo e minacciandolo con un pugnale.

— Non osate fare nemmeno un passo! — disse, mentre sfiorava con la lama la gola del suo ostaggio. — E tu, caro il mio mago azzurro, non cercare di impugnare la bacchetta o ti troverai dissanguato prima che la tua mano raggiunga il fianco! —

— Ecco quello che intendevo... — sbuffo’ Lily.

— Lascialo andare! — grido’ Sirius, serrando i pugni con forza — Cosa cerchi di ottenere in questo modo? —

— Tu sei scappata ed allora mi prendo lui, semplice... —

— Non credo proprio! Expelliarmus! —

Snape aveva dimenticato quanto potesse essere insidiosa una piccola creatura come la pixie, soprattutto quando questa disponesse di un’intelligenza umana e di uno di quegli aggeggi da mago, perfettamente funzionante: il coltello volo’ via e Lily si sposto’ appena in tempo per evitarlo, mentre Remus approfitto’ della situazione per afferrare la sua bacchetta. Provo’ a liberarsi dalla morsa di Snivellus e mormoro’ sottovoce un incantesimo, ma Snape se ne accorse e cerco’ di difendersi con la scopa che il suo prigioniero stringeva ancora nell’altra mano: l’asta di legno si ruppe a contatto con la magia e Remus si punse un dito con una delle schegge del bastone spezzato, cadendo in terra profondamente addormentato.

Sirius si precipito’ su di lui, ma la lunghezza inusuale della tunica lo fece inciampare goffamente: quando sollevo’ di nuovo il viso, Moony era gia’ tra le braccia di Snape, che piego’ le labbra in un terrificante sorriso di vittoria, prima di lanciarsi e sparire all’interno di un cerchio luminoso, comparso inaspettatamente alle sue spalle.

— MOONY! — Sirius fu preso dalla rabbia e, senza curarsi minimamente di quello che gli stavano dicendo James e Lily, scatto’ in piedi e si tuffo’ a sua volta nella sagoma di luce, con l’unico pensiero di riprendersi il suo amico.

— SIRIUS! — urlo’ Prongs, a sua volta — Evans, dobbiamo seguirlo o si caccera’ nei guai: in questo momento non e’ assolutamente in grado di ragionare con lucidita’! —

Lily fisso’ per un attimo gli occhi preoccupati di Potter ed annui’ con convinzione: quella era forse la prima volta in cui si trovasse d’accordo con lui e, sebbene la parte razionale del suo cervello le stesse imponendo di fermarsi a riflettere prima di agire, non pote’ non condividere l’angoscia di James per la sorte degli altri due.

— Un libro che si sente offeso puo’ essere molto infido, almeno in base a cio’ che ha detto Pettigrew... —

— Sei preoccupata, Evans? Io posso anche essere una persona immatura, ma quando uno dei miei amici e’ in pericolo, non mi tiro certo indietro... —

— Almeno sei un po’ piu’ affidabile di quanto pensassi, Potter. — mormoro’ la pixie e, senza accertarsi che l’altro avesse sentito quello che aveva appena detto, afferro’ le piume del gufo per non perderlo di vista e scompari’ nel cerchio di luce insieme a lui.