I.

Raperonzolo (parte I).

 

Sirius si massaggio’ la testa dolorante e riapri’ lentamente gli occhi: la sua vista risentiva ancora degli effetti della luce che lo aveva accecato qualche attimo prima e la posizione supina in cui si era ritrovato, nonche’ il bernoccolo che gli si stava gonfiando sul capo, gli fecero presumere di essere caduto violentemente in terra per l’intontimento.

Serro’ le palpebre con forza, affinche’ i lampi che ancora lo abbagliavano si attenuassero, e si alzo’ in piedi a fatica, borbottando qualcosa di incomprensibile tra i denti. Soltanto quando la vista ritorno’ alla sua piena funzionalita’, si rese conto di trovarsi, solo, in un posto totalmente sconosciuto.

— James? Remus? — chiamo’, cercando di orientarsi — Peter? Ma che razza di scherzo e’ questo? —

Sirius non aveva mai assistito ad una magia cosi’ ben fatta come quella: la sala della biblioteca di Hogwarts si era mutata in un vasto prato fiorito, il soffitto aveva ceduto il posto ad un cielo straordinariamente azzurro e privo di nuvole, mentre l’imponente candelabro brillava caldo e maestoso, come se fosse il vero sole. Dopo un’altra veloce occhiata, il ragazzo pero’ si rese conto che tutto quello non poteva essere semplicemente il risultato di un incantesimo di Trasfigurazione e che i suoi piedi stavano davvero calpestando dell’erba e che il suo viso era davvero illuminato dai raggi quasi avvolgenti del sole primaverile.

Forse avevano azionato per sbaglio un PortKey nascosto nella biblioteca? E se lui fosse stato l’unico ad attraversarlo e gli altri non avessero capito cosa fosse successo, come avrebbe fatto a tornare indietro?

— Sirius! — Una voce piu’ che conosciuta, proveniente dalle sue spalle, gli restitui’ un barlume di speranza.

— James! — grido’ il ragazzo voltandosi, ma i suoi occhi non furono in grado di individuare la sagoma familiare dell’amico. — Ehi, ma dove sei finito? Ti sembra il momento di mettersi a giocare a nascondino? —

Qualcosa di duro ed appuntito gli colpi’ la testa e Sirius si trattenne a stento dall’imprecare, pur essendo piuttosto seccato da tutte le stranezze che quel giorno avevano deciso di bersagliarlo.

— Che c’e’ ancora? — disse a voce piuttosto alta, mentre sollevava la testa al cielo per scoprire cosa gli fosse caduto addosso.

Un gufo grigio di media grandezza stava volando appena sopra di lui, seguendo una traiettoria circolare: quando Sirius lo guardo’ con occhi meravigliati, il rapace plano’ all’altezza del suo viso e lo fisso’ con sguardo stranamente intelligente.

— Padfoot! — grido’, mentre il ragazzo faceva un salto indietro per lo spavento. — Possibile che abbia dovuto beccare la tua testa vuota per far si’ che ti accorgessi di me? —

— Ja-James? — L’espressione di Sirius divenne, se possibile, ancora piu’ stupefatta — Sei davvero tu? —

— Anche se puo’ sembrare impossibile, si’, sono proprio io. Quando ho riaperto gli occhi, dopo che quella luce mi ha colpito, mi sono ritrovato steso su questo prato e, soprattutto, mi sono ritrovato gufo!! —

— Ma non ti trasformavi in un cervo? —

La beccata di James raggiunse il capo di Sirius, prima che quest’ultimo potesse rendersene conto e scansarsi.

— Ouch! Ma che diavolo fai? —

— Piantala di fare l’idiota! Questa mutazione non dipende certo da me, anzi scommetto che c’e’ qualche odioso Slytherin dietro tutto questo! —

— Pero’ devo dire che sei migliorato — ridacchio’ Padfoot — Questo corpo ti dona molto piu’ di quello umano, magari dovresti proporti ad Evans con queste sembianze... —

— Non farei tanto il buffone se fossi in te, principessa Black... —

Sirius poggio’ gli occhi su di se’, seguendo lo sguardo del volatile, e rimase come raggelato per due minuti buoni: la divisa nera di Hogwarts, che indossava solitamente, era scomparsa ed al suo posto era apparsa una tunica di un tenue color pesca, stretta alla vita da un nastro ricamato che terminava con un grosso fiocco annodato sulla schiena. I capelli gli si erano allungati fino alle ginocchia ed erano raccolti in una grossa treccia, che poggiava casualmente su una delle spalle.

— Che diamine significa tutto questo?! —

— Sai, Padfoot... sto cominciando a credere che siamo finiti nel libro di Moony. — Sirius rimase a bocca aperta, scettico ma incapace di formulare un’altra spiegazione coerente. — Pero’ devo ammettere che quell’abito ti dona... — aggiunse James, emettendo col becco un verso stridulo che, nelle sue intenzioni, avrebbe dovuto assomigliare ad un fischio.

— Raperonzolo! — Una chiara voce di donna blocco’ le mani di Sirius strette intorno al collo del suo amico pennuto. — E’ ora, mia cara! —

Sirius si volto’, sospettoso, nella direzione del richiamo e si ritrovo’ davanti le ultime persone che si sarebbe aspettato di vedere, ossia il preside Dumbledore e la professoressa McGonagall, quest’ultima con gli occhi rossi per il pianto ed un fazzoletto stretto convulsamente tra le mani.

— Profes... — comincio’ il ragazzo, sollevato al pensiero che qualcuno li avesse trovati, ma la donna non lo fece parlare e gli getto’ le braccia al collo, intrappolandolo in un abbraccio soffocante.

— Raperonzolo, figlia mia! Ti prego, perdonaci! —

Le copiose lacrime della professoressa gli bagnarono l’intera spalla, ma Sirius si senti’ molto piu’ preoccupato dal fatto di non riuscire a respirare.

— La parola data da un mago e’ sacra, e noi abbiamo giurato. — affermo’ solennemente Dumbledore, mentre il viso era teso per lo sforzo di non piangere. — Figliola, devi andare. Ti porteremo per sempre nei nostri cuori e, se puoi, trova la forza di non biasimarci. —

— Ma siete tutti impazziti?! — biascico’ Sirius, dopo essersi liberato a stento dalla stretta mortale della McGonagall. — Primo, dove dovrei andare? E secondo... voi non siete mio padre e mia madre! Anche se siete indubbiamente migliori dei miei veri genitori... — aggiunse sottovoce.

— Non rinnegarci, figlia mia! — La professoressa di Trasfigurazione continuo’ a piangere ancora piu’ rumorosamente. — Anche se dovrai andare a vivere con una terribile babbana, per colpa di una promessa che quello stupido di tuo padre ha fatto prima che tu nascessi! —

— Ti ricordo che, se tu ti fossi accontentata di Cioccorane come tutte le normali streghe incinte, invece di pretendere delle rape, a quest’ora non ci troveremmo in questa situazione... — sottolineo’ Dumbledore con calma.

— SEI UN MOSTRO! — scatto’ la McGonagall, brandendo la bacchetta, mentre James si nascondeva dietro l’amico per la paura.

Con grande stupore di Sirius, Dumbledore impallidi’ vistosamente, ma sua “moglie” non ebbe occasione di punirlo in alcun modo, perche’ una voce dal tono sgradevole interruppe la loro discussione.

— E’ arrivato il giorno in cui mi consegnerete finalmente quello che mi spetta... —

La McGonagall si copri’ il viso con le mani e riprese a singhiozzare tra le braccia del preside, mentre gli occhi di Sirius e James si poggiarono, piu’ ironici che meravigliati,  sulla nera figura del nuovo arrivato.

— Snivellus... —

 

————

— Remus, sei sicuro di quello che dici? —

Nella sala studio della biblioteca di Hogwarts, Lily fissava le parole che continuavano ad apparire sulle pagine del libro, senza avere pero’ il coraggio di leggere ulteriormente.

— Non trovo altra spiegazione... — commento’ il ragazzo, sebbene apparisse perplesso.

— Credo proprio che Remus abbia ragione. — intervenne inaspettatamente Peter, ritrovandosi addosso gli sguardi interrogativi degli altri due. — Ehm... vedete, mio padre e’ un appassionato di libri e non fa che ripetermi che i volumi devono essere trattati con grande rispetto. Quelli bianchi, poi, non avendo ancora una propria storia e sentendosi per questo inferiori agli altri, sono molto piu’ suscettibili. Questo e’ il motivo per cui i libri mi hanno sempre fatto tanta paura... —

— Pettigrew, stai forse dicendo che il libro si e’ offeso per il modo in cui Potter e Black lo hanno trattato e, quindi, li ha risucchiati nella sua dimensione? —

— Credo di si’. Mio padre mi ha parlato varie volte di maghi intrappolati nelle pagine dei libri per punizione. —

— E come possiamo fare per tirarli fuori? — Remus ruppe il silenzio in cui era caduto e strinse con forza il braccio dell’amico, mal celando la sua preoccupazione.

— Generalmente, chi precipita nel mondo di un libro ne esce da solo una volta che la storia del libro e’ terminata. Basta seguire passo dopo passo le varie vicende ed arrivare al finale previsto: ma dal momento che su queste pagine non e’ stato ancora scritto nulla, non so assolutamente come Sirius e James debbano comportarsi per ritornare nella nostra dimensione. —

— Non e’ del tutto esatto. — riflette’ Remus — Questo libro era destinato a contenere le favole adattate e vi avevo gia’ segnato appunti e schemi delle storie. Inoltre, quando i nostri amici sono precipitati al suo interno, la prima fiaba ha cominciato a prendere forma, quindi suppongo che, dopo aver attraversato tutte le favole che avevo scelto di inserire, dovrebbero uscire... —

— C’e’ un solo problema. — intervenne Lily, pensierosa — Queste sono storie babbane e quei due non possono sapere come devono comportarsi per arrivare ai rispettivi finali, perche’ non le conoscono. —

— E se non seguono il libro, rimarranno intrappolati per sempre. — aggiunse Peter con una smorfia.

Remus corrugo’ le sopracciglia e ritorno’ a fissare il volume aperto sul tavolo, dove le parole che continuavano ad apparire rivelavano che la storia di Raperonzolo si stava formando cosi’ come lui aveva pensato di elaborarla. In un attimo comprese quale fosse l’unica cosa da fare e prese la sua decisione.

— Devo andare ad aiutarli, cosi’ non interferiranno nelle fiabe nel modo sbagliato. Peter, dimmi cosa devo fare per entrare nel libro! —

Wormtail gli lancio’ uno sguardo incredulo e, preso alla sprovvista, comincio’ a balbettare.

— Ve-veramente... Remus, ma sei proprio sicuro? No-non ho mai sentito di maghi che si siano recati di propria spontanea volonta’ nei mondi dei libri, e’ troppo pericoloso... —

— Se James e Sirius sono dentro e possono uscire, non vedo perche’ non potrei farlo anch’io. Avanti, Peter! —

— No-non credo che esista un modo per attraversarlo volontariamente, come ti dicevo... Suppongo che l’unica soluzione sia quella di farsi trascinare, e quindi... —

— Insultarlo. — concluse Remus, al posto dell’amico. — Non mi va molto l’idea di offendere un libro, ma se e’ per salvare i miei amici... — e, senza alcuna esitazione, poggio’ le mani sul tavolo e fece un grosso respiro.

— Remus, aspetta! — Lily gli si posiziono’ accanto e lo trattenne per un braccio. — E’ meglio che venga anch’io con te: potresti aver bisogno di un’altra persona che conosca le favole, perche’ non sai cosa ti aspettera’ li’ dentro. —

Il ragazzo le rispose con un sorriso ricolmo di gratitudine, poi si rivolse a Peter, facendogli un cenno per rassicurarlo.

— Non preoccuparti, Peter, andra’ tutto bene. Tu seguici attraverso le pagine e vedrai che saremo fuori prima di quanto tu non creda. Ed ora... — aggiunse, ritornando a guardare il volume insidioso — Se questo inutile libro non li avesse risucchiati, adesso mi starei divertendo con i miei amici! —

— Ed io non dovrei andare in cerca di quello stupido di Potter! — s’infervoro’ Lily a sua volta.

— Lily, si suppone che tu offenda il libro, non James! —

— Non fa nulla, scommetto che il risultato sara’ lo stes... — ma la ragazza non riusci’ a terminare la frase, perche’ una luce identica a quella che aveva avvolto Sirius e James poco prima li investi’ improvvisamente, annebbiando gli occhi e la mente.

Wormtail si ritrovo’ completamente solo nella sala della biblioteca tornata scura: si avvicino’ esitante al libro ancora aperto e, dopo essersi guardato intorno per accertarsi che nessuno avesse visto, si lascio’ cadere pesantemente su una sedia e comincio’ a leggere.